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Passaggio in India per dire addio alla sofferrta verginità

Autore: Tommaso Pincio
Testata: Tuttolibri
Data: 1 novembre 2014

Cos'è il raccÒnto di una vita realmente vissuta? Per Sigmund Freud, convinto che la verità
biografica non esista, è essenzialmente un'opera di falsificazione. Virginia Woolf sosteneva invece che fosse la meno liberafra le arti, perché il biografo, diversamente dal romanziere, non ha licenza di inventare. Che personalità tanto diverse avessero visioni diametralmente opposte è in fondo nell'ordine delle cose, ma da che parte può propendere un romanziere che si eserciti in quest'arte difficile? Darà ragione al padre della psicanalisi, reinventando a piacimento, o si imporrà l'obbligo di uno scrupoloso rispetto dei fatti? Libertà di falsificare o schiavitù del vero, parrebbe questo il dilemma e non si può certo risolverlo imboccandD una strada e scartando l'altra. Un compromesso di qualche tipo è d'obbligo. La necessità si fa ancor più stringente qualora lo scrittore scelga di raccontare la vita di un suo collega, come· sempre più spesso accade negli ultimi anni. Intendiamoci, i libri che hanno per
protagonista un romanziere non soho mai mancati, né potrebbe essére altrimenti.
Uelemento nuovo è rappresentato dal fatto che non si tratta più di personaggi immaginari, bensì di scrittori reali. Colb T6ibfn ha raccontato Henry James in The master, Julian Barnes ci ha regalato un ritratto di Arthur Conan Doyle inArthur e George, e ben due sono i grandi . del passato cui J. M. Coetzee ha dedicato un romanzo, Dostoevskij e Daniel DeFoe (anche se in quest'ultimo caso si tratta.in effetti di una riscrittura di Robinson Crusoe).
Ultimo in ordine tempo a cimentarsi in quello che ormai sembra un nuovo genere letterario è proprio un connazionale di Coetzee, un sudafricano due volte finalista del BoÒker Prize di nome Damon Galgut, da noi ancora poco noto malgrado lo straor-dinario valore. A essere rivisitato in chiave romanzesca è invece l'autore di Maurice, Camera con vista e Passaggi,o in India. Parliamo ovviamente di E. M. Forster, che Galgut Ci restituisce magistralmente in Estate
Artica concentrandosi su un momento travagliato e decisivo della vita dello scrittore
britannico. Una caratteristìca di questi romanzi che parlano di scrittori è infatti quella di ruotare·attorno a un preciso evento, a una determinata fase, evitando di raccontare l'intera esistenza, come si fa in una normale biografia. Una scelta comprensibile. In tal modo, non più asservito alle esigenze biografiche, il racconto conserva la dignità di un racconto ed è inoltre possibile sollevarlo, almeno in parte, dal peso della storia, quella maiuscola. Il «vero» scrittore si fa personaggio tra altri personaggi, appare un po' ·meno vero ma proprio per questo più vivo agli occhi del lettore. Ciò non significa affatto che il romanzo sia una falsificazione. Galgut si è attenuto scrupolosamente ai documenti, alle lettere, ai diari lasciati da Forster, e spesso li ha citati testualmente, incastonandoli nella finzione narrativa. Un invenzione è intervenuta là dove i documenti non parlano, eludono o dicono poco, lasciando un vuoto. È intervenuta immaginando dialoghi, tratteggiando paesaggi e situazioni, ma senza mai contraddire la verità storica.
Riempire i buchi presuppone anche uno sforzo di identificazione. Il Forster di Galgut è perciò al contempo uno specchio e una superficie opaca, un ritratto e un autoritratto. Galgut ha spiegato che ad avvicinarlo al suo alter ego è stato il crescente interesse per l'India. Questo intere~se lo ha portato a leggere Passaggio in India, dopodiché, una volta terminato il romanzo, gli è parso naturale studiare la personalità dell'autore, in particolare la sua tormentata sessualità o, per meglio dire, la difficolìà di accettare la propria sessualità nell'Inghilterra di inizio Novecento. Il fantasma dell'incarcerazione di Oscar Wilde aleggia infatti fin nelle primissime pagine di Estate Artica.
È l'ottobre del 1912, Forster ha 33 anni ed è già uno scritto.re affermato. Ciò non basta tuttavia a fare di lui un uomo. Vive ancora con la madre, è ancora vergine e pensa alla sua «condizione» senza mai nominarla o nominandola in termini così obliqui da renderla astratta, quasi fosse una questione di sole parole, estranea al contatto tra i corpi. Per sua fortuna, Forster si trova a bordo di un piroscafo diretto in India, paese nel quale intende restare qualche mese. La scoperta delle cose ha inizio da qui, da questo viaggio. La nuova nascita, seppur n9n priva di dolo" ri e delusioni, porterà lo scrittore a perdere la verginità ma soprattutto a comprendere quanto siano nefaste le barriere frapposte tra diverse culture, tra dominatori e dominati. In sostanza, Galgut ci racconta come Forster divenne Forster, mostrandocidoci con grazia di grande narratore che è impensabile; o almeno inutile, giungere alla letteratura senza passare prima per la vita, la conquista di sé, la comprensione dell'altro.