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"Ho preso la penna grazie a Cortazar"

Autore: Paola Dècina Lombardi
Testata: Tuttolibri
Data: 1 novembre 2014

Autore di una raccolta di novelle, di cinque appassionanti romanzi e
Prix Goncourt 2012 con &rmone sulla caduta di Roma, Jéròme Ferrari si è imposto come uno degli scrittori più interessanti e' originali che hanno dato nuovo slancio alla letteratura francese çQ:Q.~ITIJ,!Q­
ranea. Cresciuto in una periferia parigina ma nato in Corsica dove ha trascorso tutte le sue vacanze e «la parte essenziale della (sua) vita adulta», perché ha scelto di tornarci come insegnante di filosofia e militante.del movimento indipendentista, oggi vive e insegna ad Abu Dabhi. Disilluso per le scissioni, la violenza e l'odio di antiche faide, raccontate in Bal.co Atlantico, ha abbandonato infatti il movimento e più tardi l'isola. Ma la Corsica, metafora di un mondo delle origini contrapposto all'altro cui non si vuole appartenere, come nel Sermone, è un tema ricorrente anche non nominata. E incontrandolo per parlare delle sue letture, è inevitabile chiedergli:
Oltre al paesaggio, nella Corsica violenta dei suoi romanzi cosa è rimasto del Balzac de «la vendetta» e diMérimée?
«Nulla. La letteratura ottocentesca ha proposto un'immagine romantica che non è mai esistita. Era la visione delle persone civilizzate che nell'isola trovavano un certo esotismo, e che credo abbia avuto una certa influenza sul modo in cui i corsi si sono percepiti. Ma è mitica e falsa. Non c'è nulla di romantico nella violenza che, certo, è un mio tema ricor; rente. C'è sempre stata ed è quanto mai attuale. Morte e violenza hanno .anche un potere d'attrazione ed è un mistero che ho affrontato inBalco atlantico per testimoniare la realtà. Capire come le nuove forme di violenza emergano e come diventino un oggetto di desiderio è il fenomeno che più mi ha interessato».
E quand'l ha cominciato a leggere cosa le interessava?
«Ho cominciato prestissimo ma se la prima passione è stata la filosofia negli anni di liceo, e Schopenhauer non mi stanco mai di rileggerlo, il vero incontro con la letteratura risale agli anni universitari, quando ho scoperto la letteratura sudamericana. Sono un lettore eclettico, amo sia Cent'anni di solitudine o L'autunno del Patriarr:a, una specie di proliferazione magica di racconti in una meravigliosa lingua, che le brevi novelle cerebrali di Borges. Di Cortazar mi affascinava la costruzione geniale delle novelle per l'economia di mezzi, l'abilità dell'ambientazione e le inversioni di personaggio e situazioni, come in Continuità deiparr:hi o Axolotl (in Le anni segrete, Einaudi). Debbo a lui se ho cominciato a scrivere novelle. La scoperta della vita è stata però la letteratura russa, soprattutto Dostoevskij letto · tutto d'un fiato durante il servizio militare. Quel misticismo prestato alla letteratura, quel pensiero in cui ho sentito un esotismo che per me era un vero viaggio, e lo stile potente ma senza eleganza mi hanno lasciato il segno. I demoni è un libro di una tristezza atroce, Stavrogin è mostruoso, meschino ma terribilmente interessante. Nei Fratelli Karamaz,ov il malé non è clamoroso, il diavolo appare non come lin principe delle tenebre ma come un poveraccio con un odore rancido».
Questa rappresentazione del male assoluto come mediocrità totale è presente in tutti i suoi libri...
«Sì, è un tema cui sono molto sensibile. Dopo Dostoevskij, questa riflessione sul male l'ho ritrovata nella letteratura sui campi di concentramento. Ne La scelta di Sophie di William Styron, l'orrore di Auschwitz è descritto come un abisso di sporcizia e mediocrità, nulla di folgorante. Ma è in Salamov che viene detto ancora più chiaramenté».
E altri riferimenti importanti? In «Un dio, un animale», scoprire il mondo «altro» non approda al «Cuore di tenebra»?
«Certamente. Ho letto il romanzo di Conrad dopo aver visto il film di Coppola e di fronte a due capolavori di cui uno era il riflesso deformato dell'altro ho provatograndeemozione.Trale influenze letterarie, però distinguo quelle che mi hanno segnato e quelle che mi hanno insegnato. Per esempio, poco prima di seri-vere Un di.o, un animale, ho letto Malacarne di Giosuè Calaciura un autore italiano non molto noto, tradotto in Francia, che per me ha contato molto. È un romanzo sulla mafia, una rappresentazione spaventosa e assai originale nel suo g-enere, scritta in modo meraviglioso».
Altri irrinunciabili?
«Céline, insuperabile, il
maggiore scrittore francese del '900, tra i pochi di cui si possa dire che ha inventato una lingua dal nulla. Ma sono moltissimi. Al volo citerei Dans la Joule di Laurent Mauvignier, un romanzo corale, sconvolgente ambientato nello stadio di Heysel dove una partita si risolve in tragedia, e Requiem per un sogno dell'americano Hubert Selby, una straordinaria rappresentazione del dolore».
Un lettore davvero eclettico! «Sì, ma meno cupo di quanto alcuni critici mi hanno descritto».