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«La fortuna di Dragutin»: la parabola sofferta di un popolo nomade

Autore: Christian Stocchi
Testata: Il gazzettino di Parma
Data: 5 novembre 2014

L'orizzonte modesto e, insieme, epico del quotidiano; la ciclicità dell'attesa; i riti immodificabili; i miti amplificati dalla vox populi. E ancora: il senso tragico della precarietà; la memoria che, generazione dopo generazione, si trasmette nelle kampine; l'opposizione tra il ''noi" e il resto del mondo. Ecco le mille facce della cultura rom: Gino Battaglia, già finalista al Premio Strega 2011, firma il suo nuovo romanzo «La fortuna di Dragutin». E racconta nei suoi mille risvolti un microcosmo drammatico, attraverso un testo costruito su una dimensione corale, al cui centro sta proprio Dragutin, il patriarca di origini serbe che dà il nome all'opera, sfuggito, quand'era ancora bambino, allo sterminio nazista dei Rom. Nell'indistinto susseguirsi dei giorni, la festa di Santa Paraskeva diventa, ogni anno, il momento in cui si rigenera un'identità, si custodisce una tradizione, si auspica un futuro. Oltre alla figura di Dragutin, che assiste sempre più indebolito e amareggiato al mutare di un mondo che non sarà più quello di tÌn tempo, Battaglia, capace di un'efficace mimesi stilistica nella costruzione dei dialoghi, dà vitaa unagalleriadi personaggi dalla psicologia complessa, il cui profilo si staglia vivido e palpitante. C'è Miriana, abbandonata (e umiliata) dal marito: ha tre figli e sembra ormai persa, soprattutto nell'onore. C'è Mendelson, la cui vocazione per la musica sta scritta nel nome. Ci sono gli altri capifamiglia, nomadi di diverse origini e tradizioni, che vanno a comporre un mosaico complesso. Ci sono soprattutto Jàgoda, la bella e cocciuta figlia di Dragutin, e Moharen, il turco. I due giovani si amano segretamente, ma devono combattere contro pregiudizi e liturgie di una società ancora tenacemente patriarcale. Alla fine, in una quotidianità statica, dove ogni giorno è uguale al precedente e al successivo, la disgrazia- prevedibile, prevista, ma non evitata - si abbatte sull'accampamento, una sorta di enclave (un ghetto?) dentro un'Italia indifferente e spesso piuttosto ostile. Ma, superate le tenebre, si affaccerà una nuova ruba. E, in questa palingenesi, 11a ranno i giovani a dover imprimere u nuovo senso alla parabola sofferta un popolo antico.