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Democracy, forma e sostanza di una icona

Autore: Erminio Fischetti
Testata: Doculife
Data: 6 novembre 2014

La maestra del new journalism, Joan Didion, notissima qualche anno fa per un paio di memoir sulla morte del marito e della figlia adottiva – “Blue Nights” e “L’anno del pensiero magico” (vincitore del National Book Award) - è anche una straordinaria romanziera, le cui opere molto sono debitrici verso quella forma di giornalismo che, insieme a Truman Capote e Tom Wolfe, l’ha resa grande. E la sua opera migliore in tal senso resta sicuramente “Democracy”, la sua quarta, pubblicata in origine nel 1984 e ora riproposta da edizioni e/o (dopo la ripubblicazione di “Diglielo da parte mia” lo scorso anno), dove è la stessa protagonista ad entrare nella storia, a plasmarla, a inserirvi in prima persona dettagli, e ad arricchirli con rigore, della parca forma dell’informazione.

 

Figlia del suo tempo, di una politica e di un mondo effimero, quello della democrazia americana, che a conti fatti non esiste, Joan Didion racconta la storia della ricca moglie di un eterno candidato politico, Inez Victor. Lei non è se stessa, ma quello che il mondo immagina sia. Ed anche lei, la protagonista, ormai sembra essersi ridotta a considerare se stessa in base all’espressione delle ultime foto che le hanno scattato i fotografi o a quello che scrivono di lei i giornalisti. L’autrice costruisce un ritratto tagliente sulla vita pubblica di personaggi importanti, la cui figura non si discosta dall’immagine apparente che si costruisce intorno ad essi. È un viaggio dentro il mondo dei media e delle sue responsabilità, sul giornalismo stesso di cui la Didion è protagonista e fautrice, della politica e delle sue alterazioni, della vita e delle sue finzioni.

Il romanzo ricostruisce la vita immaginifica di Inez, inconsistente come la carta sulla quale si parla di lei, vuota come gli appunti della sua agenda quotidiana. Fredda, sola e infelice, Inez Victor, che proviene da una buona famiglia di ricchi isolani, ha speculato sul successo di essere la moglie di un uomo importante e alla fine ha vinto soltanto la desolazione di un guscio vuoto, riecheggia la figura di Jackie Kennedy, o più banalmente una semplice e ricca moglie borghese. Questione di prospettiva, questione di vari piani di lettura. Bellissimo ed essenziale, attraverso una scrittura laconica, quasi carveriana nella povertà della costruzione della frase, ma ricca di un’asciuttezza mordace e precisa, forte della struttura di una narrazione esemplificativa del punto di vista dell’autore e della critica feroce del cronista che partecipa all’azione, “Democracy” è ritenuto a ragione il racconto della politica imperante degli anni Settanta e Joan Didion una delle massime figure della letteratura americana del Novecento, che è in qualche modo, proprio come la sua Inez Victor nel mondo della politica, icona, in questo caso non solo figurativa, del suo tempo e del suo mondo, dove leggenda e realtà si mescolano in maniera esemplare. 

 

http://www.docu-life.it/index.php/articoli/185-democracy,-forma-e-sostanza-di-una-icona