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Ancora India

Autore: Mario Fortunato
Testata: L'Espresso
Data: 7 novembre 2014

Fra "Casa Howard" (1910) e "Passaggio in India" (1924), il grande e adorato E. M. Forster progettò di scrivere un romanzo che non vide mai la luce. Sappiamo però che avrebbe dovuto chiamarsi misteriosamente "Estate Artica", ed è appunto questo il titolo che lo scrittore sudafricano Damon Galgut (classe 1963) ha scelto per il suo ultimo libro (Edizioni e/o, traduzione di Fabio Pedone, pp. 359, € 19,50). Del resto, il protagonista del racconto, per molti versi toccante e per altri fascinosamente depressogeno, è appunto Forster, colto nella lunga fase di passaggio fra i suoi due romanzi maggiori. Un'operazione letteraria che ricorda da un lato "Le ore" di MichaelCunningham,lacuiprotagonista era Virginia Woolf (dal testo è stato tratto l'omonimo e celebre film), dall'altro e ancora meglio "The Master", il romanzo che Colm T6ibln ha dedicato a un preciso momento de ll'esistenza di Henry James.
Nel libro di Galgut, sono essenziali i periodi che Forster passò fuori dell'amata e frustrante Inghilterra: in viaggio nel Subcontinente con l'amico Masud (a cui dedicherà molti anni dopo il suo romanzo indiano), poi ad Alessandria d'Egitto, dove sperimenterà per la prima volta una qualche forma di legame amoroso col bigliettaio di tram Mohammed, e infine di nuovo in India, nel piccolo stato del Dewas.
È lì in questi luoghi insieme esotici e simbolici del proprio spaesamento interno che il paesaggio sembra animarsi e diventare parte integrante della mente delloscrittore.Enonacaso,credo,Galgut sceglie il periodo in cui Forster non scrive: sembra suggerirci che la letteratura non ammette la vita, se non a posteriori, in forma riflessa, cioè definitivamente irriconoscibile.