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La sottile linea rossa matematica

Testata: Corriere del Ticino
Data: 6 novembre 2014

Cari amici lettori, qualcuno di voi avrà sicuramente visto il film “La sottile linea rossa” di Terrence Malick, un film di guerra ma soprattutto esistenziale in cui veniva prefigurata una linea, rossa e sottile appunto, il cui superamento significava la rinuncia alla propria umanità. Una linea simile, anche se non uguale, divide a quanto pare il mondo dei numeri. Questa linea è essenziale perché divide i numeri reali da quelli immaginari, un mondo da un altro. Come imbastire una storia affascinante a partire da una linea che divide dei numeri ce lo spiega la bravissima esordiente Stefania Piazzino nel suo romanzo “L’uomo che credeva di essere Riemann” (edizioni e/o). La storia è presto detta: un celebre matematico italiano dei nostri giorni sembra perdere il senno allorché viene annunciato, burlescamente e provocatoriamente, che l’ipotesi del matematico ottocentesco Bernhard Riemann, su cui ci si scervella da generazioni senza alcun esito, è stata dimostrata. Il matematico rimane lucido ma crede di essere in tutto e per tutto un secondo Riemann, anzi, il vero Riemann, e su di lui si appuntano gli occhi di certi speculatori che vedrebbero di buon occhio la risoluzione dell’ipotesi, in modo da poter decrittare tutta una serie di sistemi di protezioni di dati. Uno psichiatra, il dottor Benedetti, cercherà di proteggere il matematico che si crede Riemann da tanta invasiva attenzione in modo da convincerlo a tornare quello che era: non più Riemann, ma un uomo del nostro tempo. Per ottenere ciò dovrà, tuttavia, superare la sottile linea rossa posta fra i numeri reali e quelli immaginari, due mondi vicinissimi e al contempo lontanissimi, comprensibili nel loro insieme solo se li si approccia liberamente, dal lato, verrebbe da dire, della vita. Una vita, la nostra, che, non dimentichiamolo, poggia sui numeri.