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Solo affrontando la notte si ricostruisce il passato

Autore: Giancarlo De Cataldo
Testata: l'Unità
Data: 24 ottobre 2008

Sonno, seconda prova narrativa dello sceneggiatore Roberto Tiraboschi, ci porta negli incubi di Gregorio, malato di insonnia dopo la morte della sua donna.

Nella sua grande villa confinante con un manicomio ormai dismesso, ma un tempo governato con ferrea mano dal padre psichiatra Gregorio Morganti, scienziato positivista, combatte una battaglia senza esclusione di colpi contro l’insonnia. La Bestia Feroce che trasforma ogni sua notte in un disperato incubo ha preso possesso della sua vita il giorno in cui Eleonora, la giovane donna così tanto amata, è misteriosamente annegata in pochi centimetri d’acqua. Disgrazia, fatalità, incidente, dicono tutti. Tutti, ma non Cosma, l’obeso e crudele fratello della donna, a lei è legato da un rapporto quasi incestuoso. Cosma è convinto che non di disgrazia si sia trattato, ma di delitto. Un delitto commesso, secondo lui, proprio da Gregorio: di giorno insospettabile e mite ricercatore e appassionato amante, di notte mostro assetato di sangue. Un po’ alla volta i dubbi di Cosma diventano anche quelli di Gregorio. È la notte la chiave di tutto. La notte, e quel sonno che non vuole saperne di venire. Spinto da un amico, un altro scienziato come lui, Gregorio si affida alla clinica del sonno del professor Celionati, bizzarro e inquietante medico dai metodi alquanto sospetti. Verrà, quindi, per Gregorio, il tempo delle pillole, e dell’incontro con altre persone, per le quali, come per lui, il sonno è tutto fuorché pace e ristoro. Ma verrà, soprattutto, il tempo della dolorosa ricostruzione del proprio passato, e, in un finale che per ovvie ragioni non si rivela, il tempo della rivelazione.

Come il precedente romanzo Sguardo 11, anche questa nuova incursione letteraria di Roberto Tiraboschi, uno dei più raffinati sceneggiatori del nostro cinema, frutta un racconto denso di atmosfere, ossessioni, malvagità che affondano radici in un «prima» gravido di sofferenza e nella sua rimozione. La vecchia Gina, che fu internata giovane e trattata da matta eppure matta non era; il taciturno pescatore Albino, che per anni ha coltivato una devozione segreta per chi non c’è più; l’obeso Cosma, incapace di sopravvivere allo choc per la perdita; il medico guido, che va a censire l’ossario dei martiri delle guerre balcaniche; la misteriosa Maddalena, sorta di Angelo narcolettico che richiama alla vita il protagonista quando la battaglia volge al termine e lui ha già deciso, in cuor suo di arrendersi, e che reca sul volto i segni della violenza insensata degli uomini… tutti si portano dentro una ferita, una lacerazione dell’animo. E cercano disperatamente – e inutilmente - di rimuoverla. Inutilmente: perché con ciò che siamo, e con ciò che ci portiamo dentro, prima o poi tutti ci troveremo a fare i conti. Anche con l’aiuto della fede e persino di pratiche scientificamente sub sudice, come il «sogno lucido» che permetterà anche a Gregorio Moranti di fare luce sul proprio passato.

Ciò che rende particolarmente interessante questo romanzo, peraltro, è che Sonno(pagine 319, euro 18, e/o) è un racconto di spazi. La vera cifra della scrittura di Tiraboschi sta nella grande abilità che l’autore dimostra nel padroneggiare i luoghi fisici in cui i suoi personaggi agiscono. Il manicomio abbandonato, la clinica di Celionati, il fiume, la villa popolata di presenze oscure, la furia della natura e il canto delle creature della notte, percepite all’animo inquieto di Gregorio Morganti, non sono solo gli ingredienti che rivestono una robusta narrazione di genere, l’abito della fesa del «gotico». I luoghi fisici si legano, per mezzo di misteriose corrispondenze, tanto al paesaggio naturale (un Nord cupo, piovoso, asfissiante, in fondo gretto e ripiegato su se stesso) che al dramma interiore dei personaggi. Avvolti tutti, siano essi vittime innocenti che incolpevoli strumenti del male, dallo sguardo ricco di pietà di un narratore, allo stesso tempo, lucido e compassionevole.