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Narratori italiani

Autore: Maria Vittoria Vittori
Testata: L'indice online
Data: 14 novembre 2014

Destino letterario singolare, quello di Lia Levi, e già inscritto nel suo libro d’esordio Una bambina e basta che, nel rappresentare il dramma delle leggi razziali e della persecuzione, adottava il punto di vista di una bambina; fu proprio questa particolarità a propiziare il suo ingresso nelle scuole, dove divenne popolarissimo. Da allora in poi la produzione della scrittrice si è indirizzata tanto ai bambini e agli adolescenti, quanto a un pubblico più vasto, con storie di avventurose vicende familiari e di frastagliate relazioni all’ombra minacciosa e spesso crudele della grande storia; e in questa sua ultima opera, Il braccialetto (pubblicata, come tutti i libri per adulti, da e/o) sembra che i due percorsi trovino una loro intima e necessaria fusione. Cuore del romanzo è infatti l’amicizia fra due adolescenti, Corrado e Leandro, sullo sfondo di una Roma illividita e prostrata, dopo l’effimera fiammata d’esultanza per la caduta del fascismo e la firma dell’armistizio, dall’occupazione nazista. In una cornice temporale di pochi mesi (da luglio a ottobre del 1943, i più confusi e angosciosi della nostra storia) l’amicizia tra i due ragazzi che cercano, ognuno a suo modo, una propria identità, ha il potere di creare una diversa dimensione. Che certamente ricava dall’incombente situazione storica coloriture più intense e drammatiche, ma conserva comunque una sua autonomia, un suo fragile incanto reso dall’autrice con estrema delicatezza. Di famiglia ebraica, Corrado è come un prigioniero che abbia appena intravisto, nella caduta del fascismo, la possibilità di liberarsi, finalmente, dall’oppressione delle leggi razziali ed è poi violentemente risospinto nella gabbia, resa ancor più insopportabile dall’avvilita rassegnazione dei genitori (simboleggiata non solo dai passetti lenti e dalle caute parole del padre, ma ancor di più dall’assenza di quel braccialetto che per anni aveva tintinnato, scintillante e glorioso, al polso di sua madre, una Elena che ha perso ormai ogni bellezza). Anche Leandro è un prigioniero: del tenace rancore verso una famiglia noncurante che l’ha mandato a Roma da un’eccentrica prozia russa, quasi dimenticandosi di lui; della rabbia verso i suoi coetanei liceali che lo considerano un corpo estraneo, e più ancora dei dubbi sulla propria identità, talmente pungenti da fargli desiderare di essere al posto di Corrado. L’unica forma di libertà possibile, per loro, consiste nel dar voce (in quei sospesi pomeriggi d’estate che sembrano staccarsi dal tempo) a quel grumo di rabbia, desideri e inquietudini che si portano dentro: ed è proprio qui, nella rappresentazione di una geografia sentimentale dalle emozioni violente ma dai contorni indefiniti, che la sensibile scrittura di Levi dà la sua prova migliore.

http://lindiceonline.com/index.php/l-indice/79-l-indice/novembre-2014/2384-narratori-italiani