Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Recensione: I cacciatori di libri

Testata: Reading at Tiffanys
Data: 17 novembre 2014

Ambientato alla fine del Medioevo, all'epoca dell'invenzione della stampa, il romanzo racconta di una misteriosa cospirazione nata per contrastare l'oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell'Inquisizione. La singolare alleanza coinvolge nientemeno che il trono di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e di rabbini che operano a Gerusalemme in totale clandestinità, per conservare, ricopiare e diffondere le preziose opere del passato. Il personaggio principale del libro è il poeta François Villon, autore di celebri ballate e in un certo senso fondatore della lingua francese moderna. Figura straordinaria e contraddittoria, letterato e insieme malfattore, all'età di trentun anni venne imprigionato per i suoi crimini e condannato all'impiccagione. Sappiamo che alla fine Luigi XI gli concesse la grazia, ma a quel punto di lui si perdono completamente le tracce. Jerusalmy si diverte a immaginare questa seconda parte della sua vita e gli affida il ruolo d'intermediario tra il sovrano e i membri della confraternita. Villon è uno spirito libero e non si lascia manipolare né si piega agli interessi dei potenti. Affiancato dal burbero Colin e dalla bella e silenziosa Aisha, François persegue uno scopo tutto personale (a salvaguardia di ciò che lui definisce la "Parola") e conclude la missione in Terra santa in maniera imprevedibile.

Villon è stato graziato dalla pena di morte da un cardinale che, venuto come messaggero del re Luigi XI, gli ha proposto di intraprendere una missione in Terra Santa per raggiungere una misteriosa confraternita noti come i cacciatori di libri che commerciano direttamente con i Medici e il Vaticano. Accompagnato dal fedele Colin, un personaggio burbero e sanguigno che nell'animo conserva un che di fanciullesco, capiranno ben presto di essere entrati in un gioco ben più grande di loro e di essere solo delle semplici pedine di un gioco di potere e di egemonia che si basa sui libri più antichi e preziosi. Raphael Jerusalmy ha creato uno spy thriller storico in cui compaiono figure famosissime come il re Luigi, Cosimo de Medici e il Papa Pio II: sullo sfondo di una magica Terra Santa con i suoi deserti, le terre aride e pericolose in cui i predoni sono pronti ad ucciderti, Villon e Colin sono protagonisti di un romanzo che va al di là della pagina stampata perchè entra direttamente nel cuore e nella mente del lettore. I protagonisti assoluti sono i libri e il contenuto, mi sono persa letteralmente nella meticolosa descrizione che l'autore fa dei volumi antichi rilegati che capitano nella mani dello stesso Villon: dorsi intarsi, pagine che sembrano seta e rifiniture in oro si stagliano nitide nella mente del lettore che non può non innamorarsene. Gli antichi manoscritti greci in cui i filosofi hanno riversato tutte le loro conoscenze sono il vero potere, nessun re o Papa può nulla contro il potere incontrollabile che viene da quelle pagine, ed ecco quindi una lotta per il possesso di quei romanzi in cui Villon e Colin si ritrovano catapultati. L'autore ha saputo  narrare con maestria le peripezie di queste due figure e le ha caratterizzate in maniera egregia rendendole vive e tridimensionali. Lasciatevi quindi conquistare dalla Terra Santa e seguite Villon e Colin in una ricerca della conoscenza.

http://www.readingattiffanys.com/2014/11/recensione-i-cacciatori-di-libri.html