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Elena Ferrante e la febbre delle periferie

Autore: Lara Crinò
Testata: L'Espresso
Data: 18 novembre 2014
URL:   http://crino.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/18/elena-ferrante-e-la-febbre-delle-periferie/?ref=twhe

Di Elena Ferrante – misteriosa, elusiva autrice prima dell’Amore molesto poi, negli ultimi anni, di una quadrilogia sull’amicizia al femminile iniziata con l’Amica Geniale e proseguita con Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta, da poco in libreria – si parla moltissimo in questo periodo.

Gli Stati Uniti l’hanno scoperta grazie a Europa Editions, la costola americana dell’editore romano e/o che la pubblica da noi. E si sono innamorati del mistero Ferrante, di un’ombra talentuosa in un mondo editoriale che per arginare la crisi ricorre talvolta a logiche divistiche per gli scrittori, fino a farne una sorta di nuovo simulacro cultural letterario.

La conferma che la #ferrantefever è arrivata molto in là è delle ultime ore, con la notizia che Foreign Policy l’ha inclusa tra i 100 global thinkers più influenti. L’unico altro italiano della classifica, notiamo a latere, è Matteo Renzi.

Nel successo globale, anche in quello letterario, c’è sempre una componente alchemica. E le classifiche non sono i Dieci Comandamenti. Ma nelle motivazioni con cui Foreign Policy spiega la sua scelta, spicca non solo lochapeau all’ostinazione con cui Ferrante si mantiene anonima, ribadendo che “i libri, una volta scritti, non hanno bisogno dei loro autori”, ma la sua capacità di scrivere narrativa ‘onesta’. Ed è questo accenno all’onestà il cuore di tutto. Perché Ferrante senza voler essere esplicitamente un autore sociale alla Pasolini ha riportato a galla non solo una dimensione privata (la storia di due bambine che crescono nello stesso rione napoletano, e poi il loro percorso di donne adulte, segnato dalle tracce di quell’infanzia) ma una dimensione pubblica in cui c’è pure un elemento che pensavamo residuale e che è invece il cuore del conflitto in un’Occidente in crisi. In questi giorni di scontri nelle periferie di Milano e Roma mi sono tornate in mente le prime pagine dell’Amica Geniale. Nel raccontare come, nel Dopoguerra, le due protagoniste crescono nella periferia di Napoli, Ferrante mostra che la cattiveria quotidiana è la materia di cui s’impasta la vita stessa degli uomini, delle donne, dei bambini che in certe periferie vivono. Una feralità generale che nasce dalla disperazione, dalla paura, dal sentirsi stretti e chiusi in un reticolo di strade, senza altro orizzonte al mondo. Nella periferia, in mezzo ai poveri, non c’è niente di naturale nell’essere gentili e generosi. C’è molto di naturale, invece, nel tenere in mano un sasso per difendersi e, nel caso sia necessario, fare male.

Mentre vanno a scuola, le bambine dell’Amica geniale sono bersagliate di sassi dagli altri bambini. E tirano sassi, facendo male. Oggi, negli scontri di Milano, ha fatto il giro del web la faccia e la voce di un’anziana che tiene una pietra sul davanzale di casa e a chi le chiede perché risponde: “La pietra? Perché loro sono più poveretti di me. Certo che ho paura. C’ho anche il martello e l’ascia”. Dietro la #ferrantefever, che sarà pure una moda, ci sono tante cose. E di sicuro una sensazione di angoscia sottile, persino di paura. Di tornare in un mondo, che credevamo lontano, dove è meglio tenere in mano una pietra.