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3 romanzi sulle minacce alla nostra privacy

Autore: Paolo Armelli
Testata: Wired
Data: 21 novembre 2014
URL: http://www.wired.it/play/libri/2014/11/20/3-libri-minacce-privacy/

Da Wikileaks al Datagate, fino alle costanti minacce di terribili attentati di hacker, il modo in cui vengono custodite le nostre informazioni è spesso visto come in pericolo. Noi stessi condividiamo quotidianamente migliaia di notizie con la rete e altre le conserviamo gelosamente nella nostra privacy, almeno apparente. Eppure il dubbio che qualcosa di più ampio e potente possa impossessarsi o controllare queste informazioni è da più parti costante. Un tema che finisce per interessare e ispirare in modo molto attuale anche il mondo dei libri.

Un esempio è il recente “Il cerchio” di Dave Eggers (Mondadori). Lo scrittore americano costruisce la storia attorno a Mae Holland, una giovane neolaureata elettrizzata all’idea di lavorare per una delle più grandi compagnie informatiche del mondo, Il Cerchio appunto. L’entusiasmo per gli avveniristici gadget tecnologici, per i comfort offerti dal campus in cui lavora e per i party coi colleghi hanno la meglio, in Mae, anche sui lati più oscuri che l’azienda mette in campo per controllare la privacy di dipendenti ed esterni. La cosa assume dimensioni ancora più invasive quando Mae costringe se stessa e i suoi genitori a utilizzare delle videocamere portatili chiamate SeeChange (Google Glass, dice niente?): servono a monitorare minuto per minuto la vita delle persone, rendendo visibile e “trasparente” ogni evento accessibile a chiunque. Questa rinuncia alla privacy incrocerà a un certo punto rischi molto maggiori, quello ad esempio di un controllo totalitario e politicodelle esistenze di tutti. Quella di Eggers è un’opera forse dall’andamento narrativo un po’ schematico, ma che è anche però una potente denuncia del pericolo spesso sottovalutato di cedere una parte eccessiva del nostro privato a società che magari si costruiscono attorno allure convincenti e coinvolgenti (ogni riferimento a tech corp come Apple, Google o Facebook sembra fortemente voluto).

Altrettanto realistica è la storia narrata da Luca Poldelmengo in“Nel posto sbagliato”, un noir edito da e/o nel quale si prospetta un futuro molto prossimo in cui la crisi economica ha causato un irrigidirsi nelle procedure investigative della polizia: grazie ad avanzate ricerche scientifiche, infatti, una sezione specializzata chiamata Red conduce le indagini ipnotizzando i possibili testimoni e scavando nelle loro menti ignare alla ricerca di dettagli risolutivi. Nonostante le numerose criticità dal punto di vista etico, le attività della divisione sembrano procedere con successo fino a quando una serie di crimini inizia a minare la credibilità della stessa, coinvolta in un complotto che si tinge di politica (e i riferimenti all’attualità, come i politici in maniche di camicia rivoltate e i populismi su giustizia e sicurezza ci paiono quanto mai familiari). Il romanzo procede a ritmo serrato grazie a una scrittura davvero levigata e misurata, che sfrutta con estrema sapienza tutti gli ingredienti del thriller. E getta un velo di inquietudine per quanto riguarda queste tecniche di investigazione ipnotica, peraltro già in uso presso l’FBI o i servizi segreti israeliani: fino a quando potremo proteggere le informazioni dentro la nostra testa?

Dal realismo alla realtà, il serrato controllo da parte delle autorità nei confronti della libertà di espressione è cosa comune in molte parti del mondo. Se ne parla in modo potente ne “La Cina sono io”, romanzo-denuncia della scrittrice Xiaolu Guo (edizioni Metropoli d’Asia). “La Cina siamo noi. Il popolo. Non lo Stato“, recita il sottotitolo eppure la forza pervasiva delle istituzioni rende molto asfissiante la presenza dello Stato, che controlla ogni tipo di comunicazione anche online. Il libro parte dalla celeberrima repressione di Piazza Tienanmen del 1989 per dipanare in forma di diario una storia d’amore dai caratteri epici, ovvero la storia di due innamorati divisi proprio perché implicati in “azioni antirivoluzionarie”, e che ha echi anche oggi nei recentissimi fatti a Hong Kong. “Crescere in una società che limita la libertà ti fa diventare un topo rabbioso“, ha dichiarato Xiaolu Guo e il suo è proprio un urlo di rabbia e di dolore nei confronti di una società che limita l’azione dell’uomo. E società di questo tipo sono realtà che difficilmente si possono ignorare, a cominciare dalla letteratura.