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Jerome Ferrari, Un dio un animale

Autore: Marine Landrot
Testata: Internazionale
Data: 21 novembre 2014


Un dio un animale: niente virgole nel titolo, solo un vuoto tra il creatore e la creatura, stretti l'uno contro l'altro. Un uomo e una donna. Lui si è nascosto in un battaglione dell'esercito francese e attraversa i paesi in guerra in nome di una missione molto personale: "Correre fino a che l'aria non avrà la consistenza e il colore del suo sangue". Lei si è mimetizzata nell'organigramma di un'impresa, partecipa a dei seminari dove "l'emozione si spande come un gas tossico" e torna a casa la sera, assalita da un dubbio paralizzante: "Forse sono chiusa in una vita così minuscola che tutte le vie d'uscita da cui potrei scappare sono ormai murate". Si sono conosciuti da adolescenti. Il turbine della vita li ha gettati, separatamente, nella noia del mondo. Poi l'oblio ha fatto sentire i suoi disagi, come un cuscino che bisogna rigirare tra le mani a notte fonda. Jéròme Ferrari cerca nella nebbia che avvolge le menti dei suoi protagonisti la zona del ricordo, in cui avviene la presa di coscienza e scatta il passaggio all'azione. La sua scrittura è secca e contenuta, capace di controllare anche i momenti più onirici. Con una lucidità viscerale, Ferrari si avvicina alle angosce dei suoi personaggi. L'angoscia della solitudine in mezzo alla folla. L'angoscia di quella morte lenta che siamo soliti chiamare vita. L'angoscia di non amare nell'altro che il riflesso di se stessi.