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Battaglia G., La fortuna di Dragutin, Edizioni e/o, Roma, 2014.

Autore: Carmelina Chiara Canta
Testata: Rassegna di Servizio Sociale
Data: 26 novembre 2014

Qual è la fortuna di Dragutin? È l’in­terrogativo che il lettore si pone già all’i­nizio del libro e la cui risposta scoprirà a poco a poco. La sua fortuna è la stessa vita, la sua esistenza, iniziata fin da bam­ bino, quando sopravvive alla persecuzio­ne nazista che ha devastato la sua fami­glia e la sua gente, fino all’ultimo, quan­do, ormai vecchio, sopravvive ai più gio­ vani, che soccombono alle tragedie e de­vastazioni che accadono nel campo rom. Le sue “ricchezze” sono la stessa “vita” e la “speranza” che la sua difficile vita, pri­ ma o poi, prenderà un altro corso, in un nuovo campo o in Jugoslavia, nella sua terra dove ha comprato una casa e dove spera di ritornare insieme con la sua gran­ de famiglia.

Il teatro dove si svolge la narrazione è appunto il campo rom, dove incarnano la loro parte i soggetti collettivi, le famiglie, che vivono e si muovono nelle “vie” trac­ciate dagli oggetti e le cose, all’interno e all’esterno delle “campine”, con le loro verande che si allungano continuamente, dove si imbandiscono le tavole e si svol­gono le feste, con le cucine e le stufe fati­scenti e le macchine, che vanno e vengo­ no dalla città. Il campo è la scena del tea­ tro di tutte le storie delle famiglie coin­ volte nelle feste, religiose (la più impor­ tante di Santa Paraskeva) e non, che si snodano tra mille difficoltà di “ordinaria precarietà” provocate dall’ambiente ester­ no e dal clima ostile.

Nella narrazione della vita del campo rom e dei personaggi che lo abitano, l’au­ tore coglie i sentimenti che li animano: la rabbia, l’amore, il pudore, la dignità, l’or­goglio, l’onestà, espressi con forza e spontaneità.

Le storie di “vite parallele” delle fami­glie rom si incrociano con quelle della fa­ miglia di Dragutin: la moglie Desanka, il figlio Vule e, soprattutto, la figlia Jàgoda. È questa figlia “ribelle” che forse costitui­sce l’altra fortuna di Dragutin. Jàgoda, rompendo le leggi della famiglia e del campo, potrà avere la “fortuna” di fare una vita “altra”, di donna libera di com­piere le sue scelte, al di fuori della cultura della sua famiglia e della sua comunità.

Già fin dalle prime pagine, si impongono come protagonisti, sotto la pioggia incessante, l’acqua minacciosa del fiume, l’umidità, che alla fine piegano gli uomini al loro volere. Un senso opprimente di impotenza e un odore aspro e appiccicoso di umidità e di fango pervadono anche il lettore, che non vede l’ora che esca il sole per illuminare ed asciugare tutto, ma non sarà così.

Eppure in tutta questa desolazione le donne e gli uomini trovano il modo di in­ tessere discorsi profondi che diano un senso alla loro esistenza: come Dio inter­ viene nelle faccende umane; si tratta di un unico Dio o sono molti; perché esiste il Bene e il Male e come siano possibili en­trambi; che cosa sia giusto e ingiusto.

Anche le relazioni sociali hanno un si­gnificato profondo e reale; sono manife­stazioni di solidarietà nelle disgrazie e nella morte, di gioia nella condivisione

della festa, di cura e tenerezza nei con­ fronti degli anziani e dei bambini che, contrariamente ai nostri stereotipi nei confronti della cultura rom, occupano il primo posto nelle scelte individuali e col­lettive. È per salvare la sorellina Sterlina e il padre dalla furia dell’acqua, che inva­de e spazza via il campo rom, che il gio­vane Jovan dà la vita, senza esitazione al­ cuna.

Sullo sfondo della storia di Dragutin ci sono due conflitti, il più remoto della pri­ma guerra mondiale e quello più recente dei Balcani: egli è sopravvissuto ad en­trambi. Ma il protagonista del racconto vive con un respiro corale, che è espres­sione di tutta la comunità della quale Dra­gutin è il leader carismatico, riconosciuto e stimato.

La comunità ha le sue norme e il suo codice, non sempre così ovvie e scontate come lo sono gli stereotipi della società dei gagè. Per questo il testo si propone come lettura “obbligata” per tutti gli ope­ratori sociali, italiani ed europei, e per tut­ ti coloro che vogliono conoscere ed han­ no il compito di programmare e gestire le politiche sociali e i servizi sociali per il composito “universo” dei rom in Italia e in Europa.

Carmelina Chiara Canta (Ordinaria di Sociologia dei Processi culturali e comu­nicativi dell’Università di Roma Tre)