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Quando il noir incontra la science-fiction

Autore: Mauro Trotta
Testata: Il Manifesto
Data: 27 novembre 2014

Ven­totto mag­gio 2013, ore 10:25, una bomba esplode alla sta­zione. È una strage. Entra in scena la Red, la squa­dra spe­ciale coman­data dal com­mis­sa­rio Vin­cent Tri­paldi, pro­ta­go­ni­sta del nuovo romanzo di Luca Pol­del­mengo, inti­to­lato Nel posto sba­gliato (edi­zioni e/o, pp. 192, euro 16,50).

La data e l’ora non sem­brano essere casuali, richia­mano in maniera impres­sio­nante la strage di piazza della Log­gia a Bre­scia del 1974 e paiono essere un segnale per il pro­sie­guo della sto­ria che vedrà intrec­ciarsi le inda­gini della Red con la poli­tica e con la lotta che vede con­trap­porsi l’anziano pre­mier e il gio­vane lea­der dell’opposizione.Il pic­colo gruppo di poli­ziotti che com­pone la squa­dra inve­sti­ga­tiva, fino a quel momento segreta, usa un metodo inno­va­tivo e a dir poco fan­ta­scien­ti­fico. Innanzi tutto, gra­zie ai tele­fo­nini cel­lu­lari, ven­gono indi­vi­duate le per­sone che si tro­vano nei paraggi al momento del com­piersi di un delitto. Poi que­sti cosid­detti pov (acro­nimo di point of view) ven­gono pre­le­vati dai com­po­nenti della Red e, gra­zie all’induzione di uno stato di trance pro­fonda otte­nuto tra­mite la som­mi­ni­stra­zione di sostanze chi­mi­che e tec­ni­che ipno­ti­che, gli ven­gono «estratti» i ricordi rela­tivi a quel momento e a quel luogo. Si tratta di infor­ma­zioni nasco­ste nell’inconscio che con­sen­tono agli inve­sti­ga­tori di indi­riz­zare le inda­gini, in genere, nella giu­sta direzione.

È subito evi­dente come Pol­del­mengo attui, in que­sto romanzo, una sorta di fusione rea­liz­zata poche volte prima, quella cioè tra noir e science fic­tion. Il legame più evi­dente in que­sto senso è quello con l’opera il Phi­lip K. Dick di Mino­rity report, anche se in quel caso dai pre­cog veni­vano estratte infor­ma­zioni sui delitti che sareb­bero avve­nuti e non su quelli appena com­messi. Del resto altri autori hanno messo insieme detec­tive story e fan­ta­scienza, ma sem­pre ambien­tando nel futuro o su altri mondi sto­rie con pro­ta­go­ni­sti inve­sti­ga­tori, come nel caso di Herald Childe, il pri­vate eye creato da Phi­lip Josè Far­mer. Sem­bra pro­prio che sia la prima volta che ele­menti fan­ta­scien­ti­fici ven­gano inte­grati in un noir metro­po­li­tano. Un legame reso ancora più stretto dall’ambientazione in cui si svolge la sto­ria. Una città domi­nata da una ruota pano­ra­mica arrug­gi­nita, asse­diata da sporco e immon­di­zia, che ha visto mutare la pro­pria geo­gra­fia a causa di una cata­strofe cli­ma­tica, age­vo­lata, come al solito, dall’intervento dell’uomo. Come si vede, sono tanti gli spunti sug­ge­riti da que­sto romanzo: pri­vacy, sor­ve­glianza dif­fusa, eco­lo­gia, poli­tica come pura con­qui­sta ed eser­ci­zio del potere, solo per citare i più evidenti.

Il tutto nar­rato con una scrit­tura tesa e sin­co­pata e con una capa­cità di appro­fon­di­mento della psi­co­lo­gia dei per­so­naggi non comune. Signi­fi­ca­tivo, a que­sto pro­po­sito, il rap­porto che lega Tri­paldi al fra­tello gemello quasi meta­fo­riz­zato dai due ser­penti – pra­ti­ca­mente iden­tici, ma sol­tanto uno è vele­noso – che il com­mis­sa­rio tiene nel suo appar­ta­mento. Una sto­ria che diventa via via più veloce e adre­na­li­nica a par­tire dal momento in cui la squa­dra si tro­verà a inve­sti­gare sul bru­tale assa­si­nio di un suo com­po­nente. E allora, in un sus­se­guirsi di colpi di scena, esplo­de­ranno con­trad­di­zioni, con­flitti e verrà alla luce quell’antica voglia di «cam­biare tutto per­ché niente cambi», antica e male­detta stra­te­gia ita­liana e non solo. Fino a un finale che lascia aperto un pos­si­bile seguito, in qual­che maniera annun­ciato in una recente inter­vi­sta dall’autore.