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VEDERE LA VITTIMA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL SUO AGUZZINO

Autore: Flavia Parente
Testata: L'Araldo dello spettacolo
Data: 1 dicembre 2014
URL: http://www.araldodellospettacolo.it/libri/vedere-la-vittima-attraverso-gli-occhi-del-suo-aguzzino.php

Abbiamo intervistato Piergiorgio Pulixi sul suo ultimo libro L’ Appuntamento Piergiorgio Pulixi è nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu, L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).

.Abbiamo letto con grande interesse l’ultimo libro di  Pulixi L’appuntamento Edizioni E/O. Un noir psicologico crudele con  ritmo serrato che colpisce come uno schiaffo. Pulixi ambienta in un raffinato ristorante l’incontro fra un uomo e una donna, ma niente è come ci si aspetta. Un racconto lungo i cui Pulixi racconta  la capacità dell’uomo di umiliare, prevaricare, distruggere un altro essere umano. Un tema forte che mette in luce la grande capacità dell’autore di creare  dialoghi credibili e coinvolgenti . Ed è davvero molto interessante la scelta di narrare la storia dal lato del “cattivo” . Abbiamo incontrato Piergiorgio che ci racconta il suo libro.

 Piergiorgio, grazie per aver accettato la nostra intervista. Due sconosciuti si ritrovano in un ristorante di lusso. Ma non e’ un appuntamento galante. Ci racconti come nasce questa idea?

Era qualcosa a cui pensavo da un po’. Sai, a tutti capita di andare al ristorante, prendere un caffè al bar, etc. E solitamente ci “isoliamo” nelle nostre conversazioni con i nostri interlocutori. Mentre noi parliamo, però, anche tutti gli altri astanti sono presi dai loro appuntamenti, però quasi sempre li ignoriamo come se fossero pura scenografia e rumori di fondo. Spesso mi sono trovato a riflettere che in molti dei posti in cui sono stato, vicino a me, a qualche tavolo dal mio, si sarebbe potuta anche avere una conversazione terribile, e io non me ne sarei accorto, preso dalla mia conversazione… Questo mi ha suggerito l’idea iniziale della storia. Due sconosciuti, un uomo e una donna, parlano al tavolo di un ristorante, ma la loro è una conversazione terribile, fatta di umiliazioni e crudeli giochi psicologici, e le persone intorno a loro nemmeno se ne accorgono. Forse è questa la parte più crudele del romanzo; la superficialità che ci porta a non vedere alcuni drammi sebbene li abbiamo sotto gli occhi.

Il libro e’ scritto in prima persona dalla parte dell’ “antagonista” come mai questa scelta?

Per quanto assurdo e forse spiacevole, non volevo filtrare la “cattiveria” della storia, volevo portare il lettore dentro la mente di questo sadico manipolatore ossessionato dal potere e dal controllo; volevo che il lettore vedesse la donna (quindi la vittima) attraverso gli occhi del suo aguzzino.

Come si fa a mettersi nei panni di un personaggio cosi cattivo?

Bisogna lasciar andare qualsiasi freno inibitorio e non aver paura di scendere nei luoghi più profondi e oscuri insiti dentro di noi, con la consapevolezza che non sarà piacevole ma che lo si fa per il rispetto del lettore e della storia. Per il loro rispetto devi raccontare la “verità” della storia; in questo caso la mente contorta e labirintica di un villain davvero crudele. Dal punto di vista tecnico, uso dei metodi che sono anche quelli degli attori che devono calarsi a pieno in una parte. Ho studiato diversi manuali che facilitano questo processo di immedesimazione.

Nei libro tocchi temi importanti come quello da dell’usura e alla privacy su internet, come ti sei documentato? 

Seguendo le lezioni del mio maestro Massimo Carlotto che col tempo mi ha insegnato a crearmi una rete di contatti affidabili che possano corroborare la mia documentazione e colmare alcune mie lacune in aree molto specializzate. Parlare con esperti del settore è sempre illuminante ed è la via più affidabile per dare verosimiglianza ai romanzi.

Hai dedicato il libro a Federica Angeli giornalista di Repubblica,come mai questa scelta?

Perché è un raro esempio di talento, professionalità e onestà morale e intellettuale. Vive da più di un anno e mezzo sotto scorta per aver denunciato la mafia ostiense ed aver testimoniato in un processo iniziato proprio questi giorni per tentato omicidio: la giornalista di Repubblica è stata testimone oculare del reato, identificando uno degli esponenti di spicco del clan mafioso su cui aveva scritto per le sue inchieste, e non ha abbassato lo sguardo o girato la faccia quando quest’uomo le ha gridato di farsi i fatti propri. In una manciata di secondi ha fatto una  scelta coraggiosa come donna e madre prima ancora che cronista di razza. Per me, questo, è un esempio costante di forza e coraggio. La dedica nel libro è una dichiarazione di stima profonda e vicinanza per quel poco che può valere. L’unico modo per stare vicino a questa donna coraggiosa e aiutarla è sensibilizzare l’opinione pubblica sul suo caso, garantendole il massimo dell’appoggio nostro come cittadini e delle istituzioni che la devono proteggere.

Tu sei molto giovane , ed già hai pubblicato  romanzi e racconti, partecipato ad esperimenti di scrittura collettiva, essere un giovane scrittore in Italia aiuta o può essere uno svantaggio?

Aiuta nel senso che si hanno più energie, passione, e un pizzico di follia nell’inseguire con pervicacia questo sogno, studiando per migliorarsi, viaggiando molto per incontrare lettori e librai, essendo facilitati dall’essere slegati magari da impegni familiari e legami professionali stringenti. Si fanno molti sacrifici, ma penso che la costanza e l’impegno alla fine premino, quantomeno a livello di miglioramento e qualità della tecnica narrativa. Poi il successo editoriale va a toccare altri ambiti, spesso inaccessibili alla volontà e al potere decisionale degli autori.

Tu vivi a Londra, come si percepisce da fuori la situazione culturale dell’Italia?

Con incredulità e rammarico. Spesso gli inglesi, ma in generale tutte le persone che gravitano nella City commentano in modo molto amaro la situazione drammatica e di abbandono in cui versiamo. In particolare mi è rimasta impressa la similitudine di un americano che una volta mi ha detto: “Ormai l’Italia è come un pugile suonato che ha preso troppi colpi e mancano ancora pochissimi round alla fine, e quasi implora di essere mandato al tappeto pur di terminare la sfida”. Io sono rimasto zitto per qualche secondo, cercando di soffocare il mio istinto “noir”, poi ho risposto: “Il vino che stai bevendo viene dalle terre in cui è nata la filosofia, l’arte classica e l’elegia. I tuoi vestiti sono italiani, così come è italiana l’opera che stai per vedere. La strada su cui stai camminando l’abbiamo costruita noi centinaia di anni fa, e mi pare che anche il sistema fognario sia opera nostra; ora siamo un po’ stanchi. E l’incontro non finisce fin quando il gong suona, non sottovalutarci”. Ci credevo e continuo a crederci, ma dobbiamo davvero alzare la testa e restituire tutti i colpi che abbiamo incassato. Quantomeno per smentire quella persona odiosa.

Ci descrivi il tuo lettore ideale?

Quello che ancora non ha letto nulla di me. Quello da conquistare, sorprendere e far appassionare alla lettura.

Quando hai capito che “da grande” avresti fatto lo scrittore? 

Credo di non averlo ancora capito, sinceramente. Ci sto soltanto provando con passione, costanza, e forte spirito di abnegazione.

Massimo Carlotto e’ il tuo maestro, quale dote come narratore  bonariamente gli  “invidi”?

  Tantissime… una fra tutte la completezza come scrittore, quel bagaglio di strumenti narrativi e talento che gli permette di affrontare qualsiasi genere dal noir al romanzo storico, dai libri per ragazzi alla letteratura d’inchiesta, dalle commedie a tragedie pure come “Niente più niente al mondo”, o alla stesura di sceneggiature cinematografiche, soggetti teatrali e testi di canzoni. Lo fa con una disinvoltura stordente.

Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?

Ad Aprile uscirà per le Edizioni E/O un thriller con un nuovo personaggio seriale, mentre nell’autunno 2015 tornerà in libreria l’ispettore Biagio Mazzeo con le sue pantere nella collana Sabot/age. In questi giorni sto ultimando anche un romanzo per ragazzi e spero di potergli trovare presto casa.

Ti ringrazio ancora per la gentilezza ed auguri per tutto

Grazie mille a te e ai tuoi lettori.

f.parente@araldodellospettacolo.it