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Sonno

Testata: Il Foglio
Data: 11 novembre 2008

Il professor Gregorio Moranti non riesce a dormire. Non più, dopo che la fidanzata Eleonora, in attesa del loro primo bambino e prossima sposa, in un’ alba di giugno è annegata in pochi centimetri d’acqua nel fiume che scorre vicino casa. Gregorio, che pure crede alla fatalità di un malore che ha certamente colpito la donna in cerca di refrigerio e che l’ha consegnata inerme alle acque traditrici, è come perseguitato dalle Erinni. La sua razionalità di stimato docente di geologia di e fiero positivista continua a ripetergli che non ha colpe, se non quella di non aver udito nulla, in quell’ora maledetta nella quale lottano la luce e le tenebre che si è portata via Eleonora. Eppure, qualcosa di profondo e inspiegabile lo fa sentire responsabile, come se fosse un assassino. Non è in fondo apparentata alle Erinni, che perseguitano chi uccide, la dea Mab, “la mammana del regno delle fate” di cui Mercurio, in “Romeo e Giulietta”, racconta il potere di tiranneggiare gli umani con un sonno nero e malato, nel quale fioriscono sogni ingannevoli e beffardi? E Gregorio combatte una guerra disperata contro Mab, contro l’interminabile veglia fitta d’incubi a cui è condannato, contro i fantasmi che gli si affollano intorno, in un paesaggio nordico, malinconico, e a tratti crudele. A tradimento lo assale l’odore di Eleonora, “una base aspra da animale selvatico che lei copriva con essenza alla gardenia”.

Il gemello di lei, l’invadente e ostile Cosma, continua poi a essere convinto che la morte della sorella sia frutto di un delitto, e chiede di riesumare il cadavere. Intorno a Gregorio e Cosma, sordi e poi aperti duellanti, si muovono personaggi spessi e ben disegnati: Gina, ex malata di mente un tempo curata dal padre psichiatra di Gregorio e rimasta presso i Morganti come domestica. Albino, il suo ombroso e taciturno fratello, “un vecchio secco, tutto nervi, le guance scavate come mangiate dalla lebbra, e due occhi melmosi come acqua del fiume”. Il professor Celionati, medico (o piuttosto stregone ciarlatano?) del sonno, che accoglie nella sua clinica isolata in montagna chi, come Gregorio, non riesce a scendere a patti con Mab: “Dobbiamo scandagliare la sua seconda vita – gli dice – È così che si deve vedere il sonno, il riposo… proprio come una seconda vita che occupa metà della nostra esistenza”. Suggestioni gotiche e atmosfere alla Christie, mitigata da terragna ironia, si intrecciano fino all’ultima pagina. Fino al rischiararsi, nel passaggio dal “sonno oscuro” al “sonno lucido”, della parte remota della vita di Gregorio nella quale troverà risposta ogni domanda.