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I giorni dell'abbandono. Elena Ferante

Testata: Il Tè Tostato
Data: 5 gennaio 2015

"I giorni dell'abbandono" è un libro con un titolo geniale, scritto da Elena Ferrante e pubblicatoe/o. Un vestito cucito sul corpo del racconto dell'improvvisa solitudine di Olga lasciata dal marito a sua volta travolto da un "vuoto di senso" della loro vita insieme. "I giorni dell'abbandono" è la storia di un dolore sconvolgente che si confonde con il rancore, con l'infelicità e con lo spaesamento, e l'abbandonata reagisce perdendo se stessa non avendo più altro che le conseguenze, umilianti e disastrose, della mancanza di rispetto che si auto infligge mortificando la propria umanità. Olga, dopo l'abbandono, inizia a guardare a ritroso la vita con suo marito e decide di trattenerlo mettendogli davanti agli occhi la sicurezza della famiglia, curando il suo aspetto, i figli, la cucina e la casa. Lui non è comunque avvolto da quel senso di certezza che lei vuole trasmettere, non lo percepisce, addirittura lo rifugge, continua ad allontanarsi, scompare, lascia ciò che ha costruito, anche i figli. Si anima così una giostra di egoismi degli adulti sulle spalle dei piccoli, un padre che se ne va senza salutare, una madre che perde consistenza, affidabilità, amore e capacità, travolta dalla preoccupazione di una femminilità ferita e lacerata. Rimangono i bambini a margine di un dolore adulto, ma soli più degli altri, smarriti più degli altri, sofferenti e muti. Alla scoperta della nuova vita del marito, di una compagna giovane e già nota, di un inganno prolungato, Olga si perde si umilia nel corpo e nell'anima, fa dell'assenza di Mario il centro della sua vita, perde tutto di sé fino a un giorno drammatico in un agosto afoso in una Torino vuota come una bolla d'aria. Il cane sta male, il figlio sta male, lei non si è più interessata della casa tanto che non ha modo di chiamare aiuto, i telefoni non funzionano, la serratura è inceppata, il palazzo vuoto,  prova a riordinare una mente che fa cilecca, ma si perde, non riesce a concludere un pensiero, si distrae, diventa pericolosa. Il racconto si fa angosciante, quasi insopportabile tanta la capacità espressiva della Ferrante e poi qualcosa torna in equilibrio, qualcuno interviene e la soccorre nella pratica ma con discrezione, la aiuta col cane, le presta un cellulare, lei inizia a combattere la propria dissolvenza, la malattia del figlio la pungola e lentamente, ritrovando la volontà, Olga torna in sé.
Sto viaggiando all'indietro nell'opera di Elena Ferrante leggendo solo ora, dopo la tetralogia, i libri che l'hanno preceduta, ma nessuno mi toglie dalla testa che questo e alcune parti del mondo dell'amica geniale siano nate insieme. Olga e Elena Greco hanno molti punti di contatto, la scrittrice interrotta, la maternità bastonata dall'essere donna e compagna, la gelosia e l'offesa, inflitta dal proprio uomo, sempre perdonabile finché non interviene la repulsione, e poi c'è il legame di Olga con Lila, la percezione della smarginatura che terrorizzava Raffaella Cerullo, colpisce in pieno la protagonista di questo romanzo che precede la tetralogia. Forse ricondurre un libro a un'altro, confrontarli e riconoscerli legati è riduttivo e ingiusto, è possibile che certi personaggi siano caratteristici  della narrazione di un'autrice, ma percepisco una potenza continua e omogenea in Elena Ferrante e mi sembra incanalata in un unico flusso, nel caso dei giorni dell'abbandono un flusso che attraversa delle rapide di rabbia.

http://iltetostato.blogspot.it/2014/12/i-giorni-dellabbandono-elena-ferante.html