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«L'appuntamento» Pulixi, un gioco di ombre ed eros

Autore: Renato Piva
Testata: Corriere del Veneto
Data: 4 febbraio 2015

«E' un racconto fantasmagorico». Giudizio, femminile, pescato dalla rete. La lettrice non aggiunge molto altro, ma in quel fantasmagorico c'è abbastanza dell'Appuntamento di Piergiorgio Pulixi (e/o edizioni, 14 euro). Il cagliaritano, pezzo pregiato del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, in 129 pagine danza, e bene, con le ombre. E' un fantasma, intanto, il protagonista di questo romanzo breve. Di Eros, inteso come sesso, è fatto il filo che regge l'intera trama, ma è un sesso virtuale al quadrato. Ne scrive l'autore, quindi solo parole. Anche nel mondo di parole abitato dai protagonisti, poi, Pulixi si limita a evocare solo una volta una scena esplicita. Evocare e basta o quasi: l'erotismo dell'Appuntamento è e resta un fatto mentale. L'autore lo lega alla categoria del potere, nella forma del dominio. Nella danza carica di tensione tra i due protagonisti, un uomo e una donna, i perfetti sconosciuti, il sesso che inizialmente potrebbe sembrare un fine, il fine di tutto, si scopre come mezzo. Per cosa? Per controllare un altro, dominarlo azzerando la volontà. Argomento forte, che richiede dialoghi «forti ma anche giusta misura nella scrittura e giusta distanza dai protagonisti, per essere un po' l'uno e un po' l'altra. Così viene bene il doppio capogiro che porta sopra chi era sottomesso e viceversa. Anche qui però il ribaltamento o rivolgimento è un fantasma che vola al finale, dipingendo spirali. Il finale sorprende? Per certi versi sì, per altri no, ma è un finale rotondo, e tanto basta. Piergiorgio Pulixi sa benissimo che si tratta di un «finale impossibile» entro la logica del raccontare, ma è bello pensare che giochi con il lettore. L'impossibilità emerge all'ultima riga utile e prima c'è (meglio, c'era) un libro da leggere. Lo scrittore che ti ha tenuto con sé per qualche buona ora sarà comunque soddisfatto. Qualche sopracciglio increspato dal piccolo dispetto? L'autore se la riderà, più probabile che possibile, magari pensando al prossimo gioco di ombre.