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Il mio Mallock fatto di Harris e Céline

Autore: Alberto Pezzini
Testata: Libero
Data: 18 febbraio 2015

Con I volti di Dio (e/o, pp. 350, euro 16,50) Mallock (pseudonimo di Jean-Denis Bruet-Ferreol) manda in libreria la seconda avventura del commissario Amédeé Mallock, un poliziotto forastico come i lupi (gli è morto un figlio piccolo), che ama cucinare per la sua squadra e per le donne su cui esercita lo stesso fascino di un Alain Delon vecchio stile. Il suo avversario è un serial killer chiamato il Truccatore. Cosa ha d’insolito? Beh, uccide dal 1929 e Mallock per venire a capo di questi omicidi in cui l’assassino trucca le vittime che scuoia e ripulisce del sangue fino all’ultima goccia deve anche viaggiare nella parapsicologia. Un thriller finalmente nuovo, d’atmosfera.
Mallock è un uomo solitario che adora il mare. Il figlio è morto e l’unica consolazione che gli sia rimasta è la cucina?
«Il mondo è troppo rumoroso e lui cerca il silenzio e la solitudine. Dopo la scomparsa del figlio, è inconsolabile. Se continua a cucinare, è solo per abitudine, come un galletto decapitato che continua a battere le ali».
Il suo modello è Georges Simenon o Thomas Harris? O un melange di entrambi con qualcosa di nuovo?
«È un mix di Harris, Céline e Albert Cohen, con l’aggiunta di diversi coloranti alimentari e un 10% di grasso animale».
La sua opinione dei giornalisti è urticante: la demagogia ha rimpiazzato l’obiettività e non pensano altro che a compiacere il caporedattore. È davvero questa la condizione della stampa francese?
«In Francia, i giornalisti sono asserviti, se non alla redazione, quantomeno a una linea di pensiero dominante. Il conformismo intellettuale, la legge del mercato e il politically correct dominano e se ne fottono della verità. Libertà d’espressione? Io parlerei piuttosto di una impressione di libertà».
Il suo stile narrativo è solido come una quercia e forte come un whisky.
«Sono diventato un romanziere per amore della lingua e dello stile. Ho firmato il mio primo romanzo per la prestigiosa casa editrice Seuil 20 anni fa e quello fu per me la realizzazione di un sogno. Credo che ogni scrittore debba maturare uno stile come una musica propria solo a lui, capace di donare emozioni specifiche, con un passo caratteristico. Per questo dedico almeno tre anni a ogni libro».
Ci racconta la sua giornata tipica?
«A parte occuparmi di mia moglie (che mi accompagna da più di 40 anni), dei miei figli e del mio gatto, scrivo, scrivo, scrivo!!! Se voglio rilassarmi, dipingo, faccio foto o ascolto musica. Per me l’imperativo è creare».
Perché usa uno pseudonimo?
«Mi firmo Bruet-Ferreol, il mio vero nome, in tutti i miei lavori di natura commerciale (design, campagne pubblicitarie ecc). Uso Mallock per quadri e foto. Ho dato lo stesso nome al mio personaggio perché tutti mi dicevano che così non si fa».
Quali mestieri sa fare?
«Grafico, pittore, fotografo, designer, inventore, compositore: in una parola, creativo!».
Cosa legge la sera prima di addormentarsi? Che musica ascolta?
«Prima di addormentarmi, il mio cervello programma cosa farò l’indomani. I Volti di Dio è il primo di nove romanzi che fanno parte di un ciclo: Le cronache barbare. Una specie di Comedie Humaine in versione thriller. Ascolto di tutto: dal jazz a Brian Eno, dai Beatles (di cui sono maniaco) a Brel oppure a Bowie».
Il suo piatto preferito.
«Ricci di mare, testa e animelle, cosce di rana e spaghetti alle vongole».
Cosa pensa di Hollande? Le sue disavventure sentimentali lo avevano fatto crollare nei sondaggi mentre la reazione per i gravi fatti di Charlie Hebdo lo ha fatto risalire. È davvero uno statista o quell’opportunista che descrive la Trierweiler?
«Per usare un eufemismo: un clown ben triste».
La medicina la affascina? Come si documenta prima di scrivere un libro?
«Io scrivo “sempre” e mi documento in continuazione con controlli incrociati su tutti i fatti che tratto. Google e Internet mi hanno più volte salvato dalla roivina. Per I volti di Dio (prima edizione 1999, ndr), scritto dal 1990 al 1997, mi sono reso conto di avere acquistato almeno un centinaio di libri per documentarmi sia sulle armi che sulle religioni e la medicina legale».
36 Quai des Orfebvre (sede della polizia di Parigi). Cosa significa per lei?
«Un grande lavoro di ricerca ma anche un nome, Claude Cancès, che è stato per lungo tempo il direttore del "36". Un uomo adorabile: siamo diventati amici».
Perché il mare è così importante?
«Durante il giorno i miei occhi ne sentono il bisogno. La notte, le mie orecchie».
Ci sono tracce di Sherlock Holmes in Mallock?
«Sherlock è presente nel mio inconscio, e ha fatto una violenta irruzione dentro il povero commissario Mallock, come è accaduto anche a Maigret, ma niente di più».