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Il tenente Liguori a caccia del puparo nella Sicilia dei misteri

Autore: Michele De Feudis
Testata: Corriere del Mezzogiorno
Data: 24 febbraio 2015

C'è la Sicilia della Mafia, l’esecuzione firmata dalla ‘ndrangheta, il puparo spietato che muove le marionette pronte a «mascariare» i rivali, un pentito che cerca di salvare se stesso e i suoi famigliari e un bravo giornalista che ci rimette la pelle, come accaduto ai cronisti Pippo Fava e Beppe Alfano: la nuova avventura del tenente dei Carabinieri Rocco Liguori è un avvincente racconto noir della collana Sabot/age, nel quale Riccardi conferma di possedere una notevole forza narrativa dipanata in una trama efficace, con tasselli folgoranti inseriti al momento giusto per illustrare il cuore di tenebra dei personaggi.
L’incipit è tutto nella metafora della mattanza dei tonni, dove un raìs guida la danza, finché l’acqua marina non si colora di rosso per gli arpioni uncinati dei pescatori: con ritmo pulp l’autore descrive nel dettaglio la lunga agonia del prigioniero dei criminali, un forzuto pescatore, condannato all’oblio. «Sappi una cosa: da nullità sei vissuto e da nullità morirai, del tuo cadavere non resterà traccia»: il monito dello zoppo indica l’offesa più feroce, la privazione del culto dei morti per la famiglia. Poi in scena entra il pentito, amico di Liguori, che vuota il sacco, dando inizio alla lotta per risolvere l’enigma criminale.
Tra le pagine più belle del romanzo c’è il battesimo dell’aria del parà Liguori: «In quel momento scattò la magia, mi piovve addosso una sensazione di pace che non sapevo possibile. Non era libertà ma qualcosa di più grande, il corpo e i pensieri fluttuavano insieme in assoluta leggerezza».