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Verrà la morte e avrà l'amaro sapore dell'uranio

Autore: Diego Zandel
Testata: La gazzetta del mezzogiorno
Data: 28 novembre 2008

Il Poligono di Saltobdi Quirra, in Sardegna, è una grande area militare preposta a prove, esercitazioni, campagne dimostrative di lanci di missili di ogni tipo, con inevitabili conseguenze sul piano dell'inquinamento i cui effetti ricadono sulle forme viventi dell'area, altrimenti detta, in sardo, Perdas de Fogu siano esse piante, animali o uomini. L'ultimo romanzo di Massimo Carlotto,intitolato appunto Perdas de Fogu, scritto in collaborazione con il team di scrittori raccolti sotto la sigla di Mama Sabot,racconta le implicazioni che il Poligono ha nella vita degli abitanti anche sul piano delle attività criminali. S'immagina, per questo, la storia di una veterinaria, Maria Antonietta Tola, che arriva nei pressi di Cagliari con il compito di analizzare gli effetti inquinanti dei forti residui di uranio e di altri materiali tossici sugli animali da pascolo. Si parla di nanoparticelle che si infiltrano nel sangue nel giro di pochi secondi e fanno ammalare gli organi viventi di granulomatosi «una minuscola infiammazione che può rimanere così per sempre oppure degenerare in una forma tumorale.» La veterinaria si occupa degli animali, ma è noto che le ricerche su questi ultimi hanno per fine la salute degli uomini, perché ormai è palese che non pochi soldati – a cominciare d quelli che sono stati impiegati nella guerra nei Balcani, in cui armi all’uranio sono state usate a iosa – si sono ammalati e morti di tumore. Naturalmente l’attività della veterinaria disturba quanti invece vogliono che il Poligono continui tranquillamente ad essere produttivo, ma, come può succedere le istituzioni ufficiali non possono esporsi, intervenire direttamente per limitare libertà civili come quella, ad esempio, di ricerca. Esistono, per questo, individui ai quali, comunque, affidare questi compiti sporchi. Si tratta per lo più di ex mercenari, disertori e trafficanti vari sotto ricatto, specialisti della sicurezza impiegati privatamente – i cosiddetti «contractor» - in zone di guerra, che hanno mezzi, capacità, mancanza di scrupoli sufficienti per intervenire in caso di bisogno, anche fino alle conseguenze più estreme, compreso l’omicidio, la strage, e quant’altro: nel caso del romanzo di Carlotto e Mama Sabot costringere la giovane, idealista veterinaria ad andarsene, e così, a smettere le sue ricerche. Con le belle o con le brutte.

Per questo in un primo momento, più che altro per controllare la situazione, viene mandato sul posto un ex disertore in Afghanistan Pierre Nazzari, il quale Si salva dal carcere che,gli spetterebbe pagando la sua libertà come attore di operazioni segrete e illegali. Abile a preparare cocktail, viene assunto in zona in un bar il cui proprietario, Sebastiano,è a sua volta debitore nei confronti dei servizi segreti per vecchie storie, ed entrambi, volenti o nolenti, rispondono a una banda di criminali fiduciari sul territorio dei servizi segreti, che hanno il compito di assicurare che tutti facciano il loro dovere Intanto, la bella veterinaria, tutte le sere, dopo ore di lavoro in laboratorio, va a cercare un momento di relax al bar di Sebastiano dove in pratica si fa di Negroni preparati da Nazzari, fino alla ubriachezza totale. Intanto il suo laboratorio vene visitato da ladri che fanno scomparire alcuni risultati delle sue ricerche. Maria Antonietta non sa che il responsabile di quel furto è Pierre Nazzari, che sera dopo sera, grazie ai suoi cocktail e disponibilità all’ascolto, sente sempre più amico, tanto, a un certo momento, da finirci a letto. Per quanto a unirli sia solo il sesso, non certo l’amore, qualche traccia di sentimento però s’infiltra tra i due, anche nel Nazzari stesso, che è combattuto, nei confronti della donna, tra il ruolo protettivo dell’amante e la voglia di fuga, perché la pressione di chi vuole mandare via la veterinaria si fa troppo insistente, soprattutto dopo che la relazione tra i due lascia temere una combine. Alla fine, non venendo a capo di nulla, la banda di criminali riceve l’ordine di dare una lezione a entrambi, ma la spedizione, per il sapore di sangue che eccita i suoi esaltati componenti, si trasforma in un incidente di violenza pura che mette a fuoco il locale di Sebastiano, stordisce la veterinaria e Nazzari al punto da scambiarli per morti, con la donna vittima inconsapevole di un bestiale stupro. C’è da ritenere che i due siano morti, ma Sebastiano, il proprietario del bar; l’oggetto del suo riscatto sociale, il sogno della sua vita accanto all’amata moglie Gloria, li salva e giura vendetta.

Comincia qui la seconda parte del romanzo che, naturalmente lasciamo scoprire al lettore, per non togliergli il gusto del divertimento, anche se i motivi per divertirsi, a uno sguardo oggettivo slegato dalla fiction, sono pochi, se quella che Carlotto e compagnia di scrittura ci presenta, è la possibile realtà che sta sotto quella, meno terribile, vissuta dalla gente comune, almeno finché non si trova a mettere in discussione, concretamente, poteri e privilegi di qualcuno. Il meccanismo del romanzo , visto il casus belli d’origine, è in pratica lo stesso dei Promessi sposi. Qualcuno non vuole che qualcosa si compia e mette in compia e mette in moto in moto una serie di azioni che innescano una bomba. Con Perdas de Fogu Carlotto & Mama Sabot ci hanno messo dentro tutta la rabbia, seppur servita fredda, di cittadini sardi che amano la loro terra e non la vorrebbero preda di esperimenti letali. Sta poi al lettore stabilire se si tratti davvero di un romanzo , con tutti i crismi del noi più avvincente, o una inchiesta di denuncia abilmente mascherata da romanzo. Noi propendiamo per la seconda ipotesi, tanto più che a scriverlo è stato un collettivo di dieci autori.