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2 voci per un libro

Autore: Patrizia e Giuditta
Testata: Tempoxme
Data: 2 marzo 2015

 Patrizia http://www.leultime20.it/ twitter: @patrizialadaga

 Giuditta twitter: @tempoxme_libri

1. Dai un voto alla copertina e spiegalo

Voto: 9. Riconoscibile ed elegante, la copertina è la perfetta trasposizione grafica del romanzo. Un'antica mappa sullo sfondo e in primo piano libri e pergamene, un vascello e due viandanti a cavallo. Un chiaro invito al lettore ad avventurarsi in un viaggio a caccia di libri.

Voto: 6. Semplice e narrativa la copertina, legata al tema del libro, ma senza nessun guizzo di creatività.

2. L’incipit è ...

Introduttivo. L'autore in poche righe ci presenta il protagonista del romanzo, François Villon, autore medievale della famosa "Ballata degli impiccati", imprigionato a Parigi e condannato a morte fino all'annullamento della sentenza, avvenuto il 5 gennaio 1463. "Da allora, nessuno sa che cosa sia stato di lui". La  storia inizia solo nella pagina seguente.

La faccia rubizza della guardia spunta dalla finestre Entriamo subito nel vivo dell'azione. In una sporca e tetra cella a conoscere l'eroe del racconto, il poeta e malfattore François Villon.

3. Due aggettivi per la trama

Colta e affascinante.

Rocambolesca e cerebrale.

4. Due aggettivi per lo stile

Limpido e analitico.

Descrittivo e riflessivo.

5. La frase più bella

Il potere dei libri, magnificamente riassunto in poche righe. I recenti autodafé sono la prova del panico che già coglie i canonici. Ma più bruceranno sulla pubblica piazza i trattati di astronomia e più gli spettatori seguiranno con lo sguardo il fumo che sale dai roghi, finendo  comunque per alzare gli occhi verso le stelle.

Soprattutto sui paesaggi della Terrasanta, lo scrittore mostra la sua vena più poetica e sognante. Tra tutti spicca Gerusalemme, dal fascino irresistibile e immutabile: Più che costruita con pietre e mattoni, Gerusalemme è una città fabbricata di parabole e di sogni.

6. La frase più brutta

Le piaghe di Colin si infettano in modo orrendo. François le lava con l'urina calda, dando occasione al compare di tirar fuori la sua batteria completa di insulti e bestemmie. Vi risparmio il resto che è sulla stessa linea. Le descrizioni delle pessime condizioni igienico-sanitarie dei carcerati e le torture applicate dall'inquisizione, sono le parti più  stomachevoli del romanzo. Ma nell'economia del racconto non sono di troppo.

Ce ne sono nel libro di passi raccapriccianti, su cui lo scrittore indugia e rallenta la descrizione. Sono forse i momenti più faticosi nella lettura, perché a tratti mi sono sembrati una inutile ricerca del repellente che nulla dona o aggiunge al racconto: Un ragazzo di appena quindici anni agguanta un grosso topo, gli torce il collo e gli pianta i denti gialli nella carne ancora calda. A François viene da vomitare.

7. Il personaggio più riuscito

Il protagonista, François Villon. Benché sia un brigante e un malfattore, Jerusalmy riesce a farne emergere il lato sensibile, evidenziato dal suo amore per i libri e per la letteratura. In pratica, un'adorabile canaglia.

Il protagonista, François Villon, nella commistione riuscita tra poeta e brigante. Il sarcasmo e la perfidia mescolati con la sensibilità e la fede. A pari merito, però, con un brillante cameo il giovane Cristoforo Colombo, pieno cesellato prezioso: Meno interessato alla geografia, il fratello più piccolo si diverte a dare nomi di fantasia ai luoghi sconosciuti o immaginari. Invece di irritarsi, come fanno gli adulti, davanti a quel caos irrispettoso che scompiglia l'ordine del mondo, Cristoforo tacitamente applaude agli scherzi del cartografo mattacchione. Rimodellando così il pianeta a suo piacimento, lo ha reso più attraente, più misterioso, e incita all'avventura e al sogno. Il ragazzo osserva il tracciato delle rotte che puntano verso l'infinito. Immagina una nave che ne segua i meandri alla cieca e finisca per gettare l'àncora all'estremità della terra, tra le stelle. Un vero vascello non è fatto per condurti da un porto all'altro, come un carretto che raggiunge una stazione di posta. Un vero vascello ha un'altra destinazione, sempre la stessa, che porta il dolce nome di "altrove"

8. Il personaggio meno azzeccato

La caratterizzazione dei personaggi ne I cacciatori di libri è appropriata e non posso segnalarne uno che non soddisfi le aspettative richieste dal suo ruolo. Li trovo tutti più che adeguati, senza sbavature, né in positivo né in negativo.o.

Marsilio Ficino. Per lungo tempo mi sono occupata del grande filosofo umanista, e quando l'ho trovato animato come personaggio del romanzo mi sono infervorata come chi riconosce un vecchio amico tra volti sconosciuti. Invece nel romanzo è reso come una marionetta. Si enuncia la sua fondamentale importanza, ma solo come annotazione colta, senza che questa dia seguito a uno spessore narrativo della figura. Peccato, una grande occasione mancata! Un tizio con un berretto di lana calato fin sulle orecchie cammina spedito tra i banchi in vendita, perso nei suoi pensieri. Incurante dei goccioloni che gli colano lungo la cappa, sguazza nelle pozzanghere di fango, urta da tutte le parti, superando per distrazione il posto dove doveva recarsi. In fondo alla via si ferma, si volta con aria sorpresa, poi torna sui suoi passi facendo spallucce. Un commesso appostato davanti a un grosso portone lo chiama.

9. La fine è...

Scaltra e romantica.

Aperta, che lascia presagire senza raccontare.

10. A chi lo consiglieresti?

A tutti perché I cacciatori di Libri è un romanzo intelligente ed istruttivo. Se poi amate la storia e la letteratura medievale avete un motivo in più per leggerlo.

A chi ama gli intrighi e i complotti e crede che nulla accada per caso nel mondo, ma tutto sia orchestrato per giochi di potere e disegni nascosti. Anche il capitolo esaltante delle scoperte legate al mondo dei libri, che siano i papiri di Qumran o l'invenzione della stampa.