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Sulle “Confessioni di uno spammer” di Morici

Autore: Gianfranco Franchi
Testata: Gianfranco Franchi
Data: 5 marzo 2015

Cinico, buffo e cari­ca­tu­rale: “Con­fes­sioni di uno spam­mer” [e/o, 2015, 188 pp., euro 16] è un ludico espe­ri­mento let­te­ra­rio, un biz­zarro diver­tis­se­ment, fon­dato su un’idea abba­stanza impro­ba­bile – quella di dare voce, cre­dito e intel­li­genza alle mail di spam, mezze truf­fal­dine mezze robo­ti­che, rac­con­tando la sto­ria di uno che quelle mail le scrive. “Con­fes­sioni” è diviso in ottanta brevi capi­toli: tec­ni­ca­mente, si tratta di ottanta diverse email. Andrebbe con­si­de­rato, quindi, una sorta di romanzo epi­sto­lare: un romanzo epi­sto­lare in cui leg­giamo sol­tanto le mail spe­dite dal nar­ra­tore, e ogni­qual­volta appare una voce altra è solo per­ché viene da lui mediata (o inven­tata); è il romanzo di un demone Legione, in un certo senso. Un demone Legione che, come ogni bugiardo, è pro­fon­da­mente nar­ci­si­sta e por­tato a sma­sche­rarsi, almeno una volta, senza natu­ral­mente essere cre­duto, là per là: “Ci sono delle email che, seb­bene le rico­no­sci subito come spam, le leggi dall’inizio alla fine e non rie­sci a capire come fun­zio­nano, dove pren­dono i soldi, dove sta il trucco. Non lo capi­sci, eppure sai che sono peri­co­lo­sis­sime” [email 43, p. 101].

La sen­sa­zione è che la scrit­tura di Morici sia sem­pre più con­di­zio­nata e con­ta­mi­nata dalle sue ripe­tute espe­rienze di per­for­mer, per rea­ding e spet­ta­coli dal vivo, tenuti in mezzo ter­ri­to­rio nazio­nale: il libro, gio­cato per lo più sulla tra­scri­zione di una lin­gua par­lata, scom­bi­nata e ragaz­zina, e su dia­lo­ghi ser­rati, è pun­ti­nato, qua e là, da ricer­che di effetto. In un certo senso, è come se Clau­dio Morici stesse facendo il pas­sag­gio inverso rispetto a certi comici, che par­tono dai tea­tri e dalla tele­vi­sione per cer­care, a un certo punto, un rico­no­sci­mento cul­tu­rale diverso nella let­te­ra­tura, rinun­ciando al grande pub­blico e pun­tando a dia­lo­gare coi “pochi ma buoni” (si spera) delle patrie let­tere; Morici si sta tra­sfor­mando in una crea­tura da pal­co­sce­nico, dopo essere stato, per quin­dici anni abbon­danti, crea­tura pret­ta­mente libre­sca (o al limite da uffi­cio, o meglio da agen­zia), e sta pas­sando dai “pochi ma buoni” (almeno, ci abbiamo pro­vato) al pub­blico di massa. Il risul­tato è diver­tente, gio­cat­to­lone, cari­ca­tu­rale: “Con­fes­sioni di uno spam­mer” può diven­tare uno sketch, e in un certo senso, in quel caso, lo spam tor­ne­rebbe alle sue ori­gini, ben lon­tane da inter­net: mat­toidi, cine­ma­to­gra­fi­che, assurde: pytho­ne­sche.

Nel con­te­sto delle pub­bli­ca­zioni mori­ciane, forse que­sto libro va con­si­de­rato, alla stre­gua di “Der­rumbe. Il fungo ha man­giato me” [Casini, 2004], pie­na­mente inter­sti­ziale: fram­men­ta­rio, leg­ge­ris­simo, spe­ri­men­tale. Le ragioni sem­brano però molto diverse: “Der­rumbe” era un libro scar­ni­fi­cato, ridotto all’essenziale, e addi­rit­tura più dise­gnato che scritto, in certi tratti, dopo diverse riscrit­ture; “Con­fes­sioni” invece è un’operazione diversa, estra­nea, a mio modo di vedere, alla sof­fe­renza crea­tiva che ha dato vita ai fram­menti di “Der­rumbe”: è un’esperienza scan­zo­nata, irri­ve­rente, bur­le­sca. Pop.