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Indagine di pietra e romanzo di fuoco

Autore: Stefania Freddi
Testata: Sabato sera due
Data: 29 novembre 2008

Pietre di fuoco, ovvero litantrace e antracite, o anche silice. Alla presenza di questi minerali sembra si debba il nome di un paese sardo, situato nella zona dell’Ogliastra. E proprio così, Perdas de Fogu, si chiama l’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, un noir pubblicato dalle Edizioni e/o che lo scrittore presenta mercoledì 3 dicembre alle ore 21 all’hotel Ala d’Oro di Lugo nell’ambito del «Caffè letterario» (ore 21, ingresso libero). Scritto insieme ai Mama Sabot, un gruppo di giovani scrittori sardi con cui l’autore veneto (ma cagliaritano d’adozione) collabora (per i curiosi: il sabot era lo zoccolo con cui gli operai dell’800 sabotavano i macchinari), unisce romanzo e denuncia: anche «Perdas de Fogu» segue la linea appassionante a cui Carlotto ha da tempo abituato i suoi lettori e che ha fatto di lui uno dei più importanti esponenti del noir mediterraneo.

In questo caso, al centro della vicenda c’è il poligono militare di Salto di Quirra: protagonisti sono Pierre Nazzari, un disertore ricattato che si trova a dover agire in un’operazione segreta e illegale, e Nina, una ricercatrice veterinaria che studia gli effetti dell’inquinamento nell’area del poligono (in particolare studiando le malformazioni degli agnelli). Tra affari sporchi, corruzione, criminalità, la loro si ritroverà ad essere una battaglia per la vita. In mezzo un problema, reale, di cui si parla poco: gli effetti sulla salute degli esperimenti bellici. «Proprio per questo motivo, per il silenzio sulla vicenda, ho deciso di scrivere il romanzo – spiega Carlotto -. Ho cominciato da solo, poi si sono uniti i giovani autori dei Mama Sabot. Per le 160 pagine del libro abbiamo raccolto 1500 pagine di indagini sull'inquinamento a terra, abbiamo letto tantissimo, fatto numerose interviste. Nessuno ne parla perché la partita è molto grossa: basta pensare ai risarcimenti che le vittime potrebbero richiedere...».

Il romanzo è una pesante accusa. Prevedi problemi legali?
«Tutto quello che raccontiamo si basa su dati inattaccabili, secondo gli avvocati è tutto ineccepibile».

Sembra che ormai tocchi agli scrittori mettersi sempre più in prima linea, basta pensare a Roberto Saviano.
«Il romanzo per ora sfugge al controllo a cui, invece, devono sottostare per esempio molti mezzi di informazione sul cui capo pende sempre la querela per diffamazione. Saviano, poi, è andato ancora oltre, ha fatto un reportage, si è esposto tantissimo. Io cerco di unire la denuncia al romanzo, che è quello che mi interessa in quanto scrittore».

In questo senso hai sempre dichiarato la tua appartenenza al noir mediterraneo, che mescola l’indagine alla finzione.
«Sì, attualmente le nuove direttrici della narrativa sono tre: il noir mediterraneo, il neo-neorealismo di De Cataldo e la new italian epic dei Wu Ming».

In questo come nei tuoi ultimi romanzi (ad esempio Mi fido di te e Nordest) sono protagonisti personaggi negativi che poi la fanno franca. Perché?
«In Perdas de Fogul’ho fatto perché sono convinto che bisogna mettere bene in evidenza che gli unici eroi sono le vittime e i parenti delle vittime. In generale perché ritengo importante raccontare anche gli aspetti negativi, senza finali consolatori, perché molto spesso la realtà non lo è».