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Tre studenti fannulloni nella catena di montaggio

Autore: Alessandro Monti
Testata: La Stampa - Tuttolibri
Data: 11 novembre 2008

India Un sistema didattico spietato

Gli ITT (Indian Institutes of Technology) furono voluti e inaugurati da Nerhu, che li considerava perno dello sviluppo indiano. Corrispondono almeno in parte ai nostri politecnici e ancora oggi forniscono i quadri per l’industria e l’informatica, sebbene altri tipi di scuola stiano diventando di moda. Da pubblici stanno anche divemtando privati e offrono un campionario incredibile di corsi e di possibilità prospettiche di lavoro. Il romanzo Un misero 18

Il lettore non si spaventi, comunque: il romanzo non tratta di rivendicazioni o proteste studentesche, anche se all’occasione gli studenti indiani sanno essere molto violenti, ma verte sulle acrobazie rocambolesche dei nostri tre «fannulloni» per ottenere voti appena decenti con il minimo sforzo, per cui tenteranno perfino di rubare le prove d’esame. Il tentativo fallisce uno di loro cerca il suicidio, anche se Bhagat non ci risparmia un dolce-amaro lieto fine. Tuttavia e nonostante il tono leggero, il romanzo tocca un fenomeno in crescita nell’India contemporanea: il suicidio di studenti che crollano perché non ce la fanno più a reggere la tensione, o pensano di non riuscire, causata dall’atmosfera di competizione che accompagna i loro studi. Parlerei di una catena di montaggio dell’istruzione, tale che chi non sostiene il ritmo viene scartato, come un pezzo difettoso: uno degli effetti collaterali della privatizzazione accademica.