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Il crimine ha vinto ma l’Alligatore non si arrende

Autore: Nicolò Menniti-Ippolito
Testata: Il Mattino di Padova
Data: 17 marzo 2015

PADOVA. A sei anni dall’ultima avventura, “L’amore del bandito” ecco di nuovo l’Alligatore alle prese con una storia nera, intrisa dei veleni che animano il Nordest.

Tornare a un personaggio seriale dopo sei anni non è facile. È una condanna cui non si può sfuggire? 
«Era un atto dovuto. Quando crei un personaggio seriale stringi un patto coi lettori e lo devi rispettare. Da molto tempo i lettori volevano il ritorno dell’Alligatore e mi sono accorto che ho sbagliato ad aspettare tanto, ma il rinvio era legato al fatto che io prima costruisco le storie e poi subentra il personaggio. Per tornare a usare l’Alligatore avevo bisogno di una storia che lo riguardasse e ora è arrivata. Però adesso per qualche anno lo riproporrò con regolarità, un’avventura ogni due anni almeno, altrimenti il personaggio non ha senso».

In questo libro però ci sono anche due personaggi che vengono da altre storie?
«
Sia Pellegrini che l’ispettore Campagna lavorano nello stesso territorio dell’Alligatore, era inevitabile che prima o poi si incontrassero. L’Ispettore ora diventerà uno dei personaggi della serie. Quando i lettori hanno saputo che anche Pellegrini sarebbe stato presente in questa storia si sono allarmati e mi hanno intimato di non farlo morire. Ci sono lettori, anzi lettrici, che lo amano molto come personaggio».

In questa avventura l’Alligatore torna a Padova e si trova in una situazione diversa. La criminalità ha vinto, ha occupato la città e tutto il Nordest, l’economia illegale si è fusa con quella legale.
«È proprio così. La gente ha paura della microcriminalità, ma nel frattempo quella che ha vinto è la grande criminalità. L’Italia è il quarto paese al mondo nel riciclaggio di soldi sporchi, e la gran parte sono riciclati qui e in Lombadia. Non lo dico io, lo dicono le organizzazioni internazionali. Racconto sempre che in una presentazione, parlavo di riciclaggio, mafia e tutto il resto e una persona si è alzata e ha detto: che problema c’è. Questa è la percezione diffusa. Il riciclaggio è ormai accettato, perché è una componente del sistema economico».

In “Alla fine di un giorno noioso” si anticipava, sia pure senza usare nomi, quella che sarebbe stata la fine dell’impero politico finanziario di Galan e in questo libro questo viene ricordato. Era così prevedibile?
«Sì, la magistratura è arrivata molto in ritardo, ormai l’intreccio tra politica e criminalità economica è diventato pervasivo. Un nuovo capitolo destinato ad aprirsi è quello della Sanità in Veneto, ne parlerò nel prossimo libro dell’Alligatore che sto già scrivendo. Ma parlerò anche del caso Stacchio, perché è un tema importante. Il Nordest è ancora un laboratorio e nei prossimi libri voglio concentrarmi su questo territorio, anche perché c’è un grande interesse tra i lettori».

All’inizio della serie, l’Alligatore era disilluso, ma credeva ancora in una forma di giustizia. Ora è diventato più pessimista.
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Intanto invecchia. Ho scelto di far invecchiare i personaggi anche se i lettori non avrebbero voluto. Poi in questi venti anni la criminalità è cambiata. All’inizio del libro parlo di una faida, ma lo faccio per raccontare la fine di un’epoca. La nuova criminalità non fa faide, è più colta, più astuta. L’Alligatore e i suoi compagni continuano a indagare, a cercare la verità, ma solo perché è qualcosa che li tiene in vita, che li fa sentire vivi, che impedisce di pensare a quello che li circonda».