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Beirut l'assurdo diventa realtà

Autore: Tiziano Tussi
Testata: Liberazione
Data: 28 luglio 2006

Beirut tragedia infinita. Un paese sconquassato da una guerra che pare non trovare mai una vera fine, almeno dagli anni ’70. Selim Nassib ha scritto una quindicina di racconti brevi che hanno come scenario proprio la situazione del Medio Oriente a partire da quegli anni sino all’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso. Una sera qualsiasi a Beirut (edizioni e/o, 2006, pp. 135, euro 11) dà il titolo al libro ed è anche il titolo di un racconto. La storia in oggetto riguarda la guerra tremenda e dilaniante che si combatte da troppo tempo nel Paese con intermezzi più o meno lunghi di pace e che è da poco ripresa seppur, in parte, con altri attori.

L’autore vive in Francia dal 1969. Scrive in francese, ma lo spessore del vissuto della cultura e della società arabo-musulmana, con tutte le varianti del caso, esce vivido. Le tematiche sono quelle classiche della cultura medio orientale. Alcuni esempi. La sottomissione della donna che trova ogni trucco per cercare di sfuggire a tanta sottomissione, a tanta ingiustizia maschilista. Il mondo maschile è sempre alle prese con gli inganni, le trovate, i sotterfugi femminili, come nel racconto “A corpo morto”.

La tragedia dell’espulsone dei palestinesi da Israele nel 1948, la nakba, ed il ritorno, dopo decenni, a rivedere la propria casa, abitata da altri, lo strazio dei ricordi ne “La strada di casa”.

La frammentazione della società libanese, una volta definita come “la Svizzera del Medio oriente” con evidente riferimento alle possibilità di arricchimento più o meno legali, e di tranquillità del luogo. Frammentazione arrivata all’assurdo con i calcoli politici delle fazioni in gioco, musulmane e cristiane.

Una sera qualsiasi a Beirut una famiglia musulmana si trova improvvisamente la casa invasa da uomini armati, appartenenti ad un gruppo cristiano, che irrompe nell’appartamento, dove è i corso una povera festicciola per un compleanno, non certo per fare gli auguri alla mamma di casa. E lei rimane lì con stupore. “Quattro uomini in verde”. “Fucili alla mano”. “Occhi iniettati di sangue”. “Non li ho mai visti, non ci hanno mai presentati”. Nel libro riemergono molti momenti simili. E con la mente si ritorna a tragedie libanesi quali Settembre nero, Tell Al Zaatar. Inutile descrivere. Ora che la guerra è ritornata nel Paese dei cedri, ora che l’assurdo è ripiombato sulle popolazioni, dato che gli armati sanno, approssimativamente, cosa stanno facendo e per quale gioco politico, ora che il paradosso coglie ancora una volta la vita dei civili, tutto può velocemente rimettersi in moto.

Il libro di Nassib ce lo anticipa, rammentandocelo. L’aspetto paradossale esce benissimo dai racconti delle martoriate popolazioni di confine tra Libano ed Israele. Terre di confine abitate da stesse popolazioni che non rispettano linee, a volte immaginarie, inventate dall’uomo, ma che vivono, o dovrebbero vivere, spostandosi dove le loro esigenze di vita dovrebbero portarle. Stesse facce di qua e di là del confine, stesse religioni, stessa appartenenza ad un gruppo etnico, e qui la delicatezza terminologica è d’obbligo, non definiscono limiti chiari di confini che esistono per altri motivi.

In questi giorni i razzi di Hezbollah colpiscono nel mucchio ed accade come conseguenza morti musulmani per mani musulmane, bambini musulmani uccisi da chi piange i propri bambini musulmani uccisi da bombe israeliane, in ogni aspetto simili a quelli che sono appena stati uccisi dagli stessi che piangono. Morti cristiani in Libano che poco hanno a che fare con i guerriglieri musulmani del confine che Israele dice di voler colpire. Morti di bambini musulmani per mano di bombe ebree che vogliono difendere il diritto dei bambini ebrei di vivere nelle città di confine con il Libano. Insomma il risvegliarsi e l’aggrovigliarsi velocissimo dell’assurdo.

Nel libro tutto questo è ben presente, scritto per lo ieri pare ancora e sempre oggi. C’è stupore, meraviglia da parte di chi vorrebbe solo una vita semplice, normale, vivendo magari solo le normali tragedie della vita di tutti i giorni: amori, disctiminazioni sessuali da combattere, morti di cari amici e parenti, tradimenti, lavoro che manca. Ed invece è costretta a fare i conti con l’assurdo che piove dal cielo per calcoli politici ben più terreni, che, fra l’altro – e basterebbe dare uno sguardo alla storia degli ultimi sessant’anni, dal 1948, anno della nascita di Israele – non offre, così come è stata portata avanti sino ad ora, reali possibilità d’uscita. E allora può succedere che una sera qualsiasi a Beirut quattro uomini vestiti diverde…