Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Vent'anni immersi nel noir

Autore: Carlo Annese
Testata: GQ
Data: 5 marzo 2015

«Un bicchiere old fashioned con sette parti di calvados, tre di drambuie, ghiaccio in abbondanza e una fettina di mela verde da sgranocchiare alla fine per consolarsi del bicchiere vuoto. Un Alligatore». Quando un personaggio di finzione arriva a ispirare un cocktail è ormai a un passo dal mito. E quel passo, Massimo Carlotto (il suo autore) ha deciso di farglielo compiere mettendolo sulle tracce di altri due protagonisti seriali di culto nati dalla sua fantasia: Giorgio Pellegrini, il feroce ex terrorista di Arrivederci amore, ciao, e Giulio Campagna, il poliziotto ribelle che in Cocaina si opponeva da solo a una rete di trafficanti.
Il più classico dei crossover letterari si realizza in un romanzo che coincide con i vent'anni dalla creazione di Marco Buratti, più noto appunto come l'Alligatore, un detective privato irregolare che ha inciso profondamente sul noir italiano.
«Da noi esistono due filoni: il poliziesco classico con un crimine, un'indagine e una soluzione, generalmente onsolatoria e il romanzo che scava nelle trasformazioni criminali del Paese, abbondanti e ogni volta più rapide. Da sempre io sono attratto dal secondo genere, nel quale si fondono realtà e creatività. Per me, il lavoro dello scrittore è quello di attraversare il proprio tempo trovando gli strumenti per raccontarlo», spiega Carlotto.
Così, anche La banda degli amanti (e/o, 208 pagg., 15 euro) è ambientato a Padova, dove Carlotto è nato 58 anni fa, luogo-simbolo delle infiltrazioni malavitose più recenti ma anche di una particolare attitudine ai tradimenti coniugali, su cui Giorgio Pellegrini fonda la sua attività illecita. Con l'aiuto di complici ridotti in schiavitù, ricatta uomini e donne minacciando di rivelare il loro segreto inconfessabile, giungendo fino a rapirli e ucciderli con crudeltà.
«Ai tempi di Nordest (scritto con Marco Videtta nel 2005, ndr), tutti dal governatore della Regione al patriarca di Veneziasostenevano che parlare di mafie attive nel Nordest significasse esprimersi contro le genti venete. Ci fu un'insurrezione contro di noi. Poi, con il tempo, si è visto che i legami tra le organizzazioni criminali e alcuni ambienti dell'imprenditoria, della finanza e della politica non solo esistevano davvero, ma erano anche consolidati. Di colpo sono scomparsi i rimasugli della banda Maniero e della mala del Brenta e sono apparsi serbi, russi, kosovari e anche calabresi, che adesso dominano il territorio. Pochi giorni fa, a Padova, si è scoperto un patrimonio immobiliare di 130 milioni di euro intestato a un pensionato legato alla camorra. In questi ultimi venti anni il Nordest è diventato una terra di riciclaggio. Ma per riciclare occorrono complicità molto diffuse e ad alto livello».
Sulla sua strada, però, Giulio Pellegrini incrocia l'Alligatore e la piccola banda di ex criminali dal sapore vintage che, con l'aiuto dell'ispettore Campagna, gli concedono di fuggire in Svizzera purché allontani la minaccia (e magari la riproponga in un prossimo romanzo).
«Pellegrini è un personaggio molto contemporaneo, che è frequente vedere dal vivo nelle aule dei tribunali. È feroce, senza scrupoli, senza moralità. Non avendo la capacità di sviluppare normali relazioni umane, si circonda di vittime, soprattutto donne, ed è molto intelligente, perché va alla ricerca di crimini sempre nuovi per raccattare denaro. Ha un solo problema: è un indipendente e, finché resterà tale, non riuscirà ad arrivare abbastanza in alto. L'Alligatore, invece, appartiene a una vecchia generazione ormai estinta, per la quale la parola data ha ancora un valore: è un tipo un po' Anni 50, che ho di nuovo voglia di raccontare».

Del resto, 800mila copie vendute dei precedenti 7 titoli dell'Alligatore, oltre a tre film tratti da altri romanzi, sono un patrimonio prezioso da coltivare, tanto più in un Paese come l'Italia, in cui si legge pochissimo.
«In questi venti anni i lettori sono cambiati molto e hanno influenzato gli autori e la vita degli stessi personaggi», conclude Massimo Carlotto. «Solo da noi accade che i lettori consiglino agli scrittori quali casi seguire nei romanzi. Sono sempre più esigenti, competenti, pretendono che dietro ogni storia ci siano indagini accurate e analisi approfondite della realtà. E soprattutto cercano la novità nella scrittura: con questi lettori, un autore non si può mai adagiare».