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“La buona legge di Mariasole”: l’ultimo romanzo di Carrino

Autore: Davide Marena
Testata: Irpinia24
Data: 25 marzo 2015

“Nella vita di ognuno accade che il tempo e lo spazio all’improvviso si congelino. Sei stato, Giovanni, sei passato come una stagione. Certe leggi non possono essere violate e certe leggi, amore mio, sono quelle della natura che ci chiama, e sono buone cose, come una donna che partorisce un uomo, amore assoluto che trova la sua ragione nella ragione della carne. È una legge naturale, la legge più buona del mondo, quella che disciplina la cura di una madre per suo figlio…” (p.124).

“La buona legge di Mariasole”, edito da Edizioni E/O, è l’ultima fatica letteraria di Luigi Romolo Carrino, scrittore campano, già noto per i suoi precedenti successi, come “Acqua Storta” (Meridiano Zero, 2008), “Pozzoromolo” (Meridiano Zero, 2009), “Esercizi sulla madre” (Perdisa Pop, 2012), “Il Pallonaro” (GoWare, 2013).

Protagonista del romanzo è Mariasole Simonetti, moglie di Giovanni, figlio del boss Don Antonio Farnesini. Il corpo esanime di Giovanni viene ritrovato sugli scogli di Mergellina, giustiziato per aver violato la legge basilare del clan Acqua Storta, a cui appartiene: “un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, mai con il cuore”. La morte di Giovanni, la latitanza del suocero e la reclusione in carcere del padre minacciano gravemente la stabilità interna del clan. Con gli uomini della federazione Simonetti-Farnesini fuori gioco, Mariasole si vede costretta ad assumersi l’ingrato compito di dirigere le sorti del clan, ricevendo l’investitura da Angela, la matriarca di Procida. Quella di Mariasole non è una scelta, è infatti costretta a diventare capoclan. Obbligata dalle necessità contingenti ad assumere il comando, Mariasole, come tutte le donne di camorra, si sveglia dalla sua inerte acquiescenza per divenire una stratega crudele e spietata. Come una feroce leonessa, il suo obiettivo è salvaguardare il figlio, Antonio, erede del comando per diritto di nascita, condannato ad un destino già scritto. “La buona legge di Mariasole” è una fotografia lucida di una delle tante realtà della città di Napoli, superando i pregiudizi e le metanarrazioni, che spesso inciampano in distorsioni poco corrispondenti al vero.

Oltre all’intrigante trama narrativa, che, mirabilmente costruita, tiene legato il lettore al libro fino alla fine, il romanzo si caratterizza per la cifra stilistica distintiva dell’autore. Infatti, Luigi Romolo Carrino utilizza uno stile ibrido, che fonde con sapienza ed eleganza un linguaggio ricercato, aulico, a tratti lirico con infantilismi ed espressioni dialettali, che conferiscono concretezza e vigore alle parole. L’autore sembra modellare la lingua in funzione delle esigenze narrative, dimostrando una perfetta capacità di scelta terminologica per descrivere le infinite emozioni racchiuse nei suoi personaggi.