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Massimo Carlotto

Autore: Liborio Conca
Testata: Il Mucchio selvaggio
Data: 8 aprile 2015

Da vent’anni, da quando in libreria apparve La verità dell'alligatore, il apparve La verità dell’Alligatore, il noir italiano ha conosciuto uno dei suoi personaggi più riusciti e fortunati, Marco Buratti. Ma Massimo Carlotto, il suo creatore, è amato dai lettori anche per romanzi che non hanno Buratti mattatore (si pensi a Le irregolari, Respiro corto, Arrivederci amore ciao).
In base a cosa scegli di abbandonare (almeno per un po’) l’“Alligatore” Marco Buratti, personaggio centrale nella tua produzione, e cosa deve accadere affinché tu lo riprenda, come succede nel tuo ultimo romanzo “La banda degli amanti”?
In realtà io non lavoro sui personaggi, ma sulle storie, per il fatto che l’Alligatore non è uscito per sei anni, e prima ancora per altri sette, è dovuta all’assenza di storie adatte al personaggio. Adesso, però, dopo un lungo dibattito con i lettori, ho ritrovato una serie di storie che vanno bene per l’Alligatore, e nei prossimi anni sarò più preciso.
A proposito del suo rapporto con i suoi lettori, lei è uno scrittore che coltiva questo aspetto. Come funziona, nel suo caso?
Be’, prima di tutto mi capita spesso di fare decine di presentazioni o serate in giro per l’Italia, e poi negli ultimi anni sfrutto anche le potenzialità dei social network, oltre che il mio sito. Il lettore-tipo di noir è molto preparato, preciso, legato agli autori.
La prima storia dell’Alligatore risale a una ventina di anni fa. Com’è cambiato il personaggio, e come la realtà che lo circonda, penso anche e soprattutto alle tecniche investigative?
Non ho mai creduto al modello americano che prescrive un personaggio sempre uguale a se stesso. Per cui i miei personaggi invecchiano, perché mi interessa che siano adeguati la tempo che vivono. All’epoca del mio primo “Alligatore” i cellulari ancora non esistevano, o giù di lì, e faceva i suoi acquisti in lire. Secondo me la cosa interessante è descrivere il Paese; la storia criminale è una scusa per raccontare la realtà che circonda gli avvenimenti narrati nel romanzo. La realtà è storica, economica, politica, ha un sacco di sfaccettature. E gli aspetti più interessanti finiscono per essere raccontati nel romanzo. È per questa ragione che i miei personaggi sono cambiati: perché si sono sempre relazionati ai tempi, e i tempi sono cambiati in tutti i sensi. Dal punto di vista investigativo i miei personaggi sono decisamente vecchi. Nel senso che non usano microspie, o aggeggi del genere. A me piace la tradizione hard boiled americana, dove l’autore “circola” all’interno del romanzo e risolve il caso perché da un lato si trova al posto giusto nel momento giusto, e dall’altro perché risolve il caso a forza di chiedere “perché”.
Quando capisci che una storia merita di essere sceneggiata, raccontata?
Quando ha un senso forte che può essere in grado di raccontare un aspetto del Paese.
In questo libro l’“Alligatore” Buratti incontra Pellegrini, protagonista di altri suoi romanzi. È un procedimento che le è venuto naturale?
Ogni tanto il crossover tra personaggi si fa... Avevo una storia che ben s’adattava a questi protagonisti (compreso Campagna, che viene da altre mie opere), e devo dire che è stato molto divertente. Anche perché i lettori mi hanno fatto notare più di una volta che in fondo questi tre personaggi vivono nello stesso territorio e non s’incontrano mai... non è possibile, a conti fatti.
Per uno scrittore di noir o di gialli, quanto è importante la trama e quanto la tecnica pura, intendo lo stile ma anche la gestione dei meccanismi narrativi?
Per come la vedo io più sei organizzato sulla trama, più alla fine sei libero nel momento della scrittura. Perché se non hai risolto tutti i problemi di trama quando arrivi al momento della scrittura, va a finire che i punti insoluti ti distraggono. Quindi c’è una prima fase in cui raccogli il materiale, un’altra molto lunga in cui pensi alla trama, agli aspetti narrativi; quindi, ti dedichi alla scrittura. Due momenti che devono rimanere molto staccati, almeno per quello che mi riguarda. Altrimenti c’è il rischio che uno dei due perda di qualità.