Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

JEAN-CLAUDE IZZO. STORIA DI UN MARSIGLIESE

Autore: Gianluca Veltri
Testata: Il Mucchio Selvaggio
Data: 8 aprile 2015

A quindici anni dalla morte, l’editore italiano di Jean-Claude Izzo pubblica in una nuova versione aggiornata la sua biografia, già apparsa qualche anno fa con Perdisa. Giornalista, poeta, scrittore, autore di testi teatrali, Izzo (1945-2000) è considerato uno dei padri del noir europeo e mediterraneo. La magnetica forza di Izzo è più che mai confermata dalla parabola della sua biografa Stefania Nardini: sbarcata a Marsiglia per occuparsi della vita dello scrittore francese, ha finito per eleggere la città come suo nuovo luogo di residenza, alternandola con Napoli. Marsiglia, che è la co-protagonista del libro, è la città di tutti, perché lì inizialmente tutti sono stranieri. Anche Jean-Claude era un rital: il padre Gennaro emigrò a quattordici anni da Napoli, in un viaggio di sperdimento e durezza qui raccontato. E neanche la madre del futuro romanziere, Babette, era del luogo, provenendo dalla Spagna. Marsiglia come crocevia di destini bastardi, laboratorio di convivenze meticce, da sperimentare sul campo. Di essa scriveva Izzo: “Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente”. Con il pallino del destino di chi è più debole e esposto ben fisso nella testa e nel petto, Jean-Claude è dapprima giornalista d’inchiesta: un mestiere nel quale, militante comunista poi disilluso, credeva. “Perché lo considerava umano. Un mestiere in cui ci si doveva sporcare le mani con la realtà”. Solo dopo diventa scrittore. Di lui, oltre a opere sparse, delle quali vanno ricordate almeno Il sole dei morenti e Marinai perduti, rimane soprattutto la magnifica trilogia di Fabio Montale (Casino totale, Chourmo, Solea). Il libro di Nardini è un buon modo per cominciare a navigare nel mondo di un grande scrittore che se n’è andato troppo presto, quando ancora avrebbe avuto molto da dire. Come romanziere e come intellettuale del nostro tempo.