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Venezia secondo Tiraboschi: giallo e romanzo storico

Autore: Bianca Garavelli
Testata: Avvenire
Data: 14 aprile 2015

Il mondo degli amanuensi e il mondo dei primi maestri vetrai si incontrano a Venezia. È appena iniziato il dodicesimo secolo e un giovane chierico esperto nel-l’arte della scrittura, Edgardo d’Arduino, nato con gravi malformazioni fisiche che gli hanno impedito di diventare un cavaliere, scopre che sta perdendo la vista. Dato che scrivere è la sua vita, sta per cadere nella disperazione. Gli viene in aiuto un altro scriba, l’amico monaco Ademaro, che ha sentito parlare di una miracolosa 'pietra per gli occhi' che, non sa come, permette di nuovo la lettura a chi ha la vista malata.

I due lasciano il monastero di Bobbio e partono per Venezia, città di traffici con l’Oriente, dove si ha notizia della presenza di questo lapis ad legendum. Una volta arrivati, la speranza di Edgardo si trasforma in miraggio, incubo, e persino minaccia. Venezia non è ancora la città opulenta e potente che sarebbe diventata, ma solo un agglomerato di abitazioni sparse su isolette fangose, immerse in una laguna infida. Eppure, possiede già un fascino insinuante, da cui Edgardo si lascia catturare. Comincia ad amare i brevi viaggi in barca e il perdersi nelle strette calli, venendo ben preso in contatto con i 'fiolari', gli esperti soffiatori del vetro, capaci di creare fascinosi oggetti colorati da blocchi di pasta informe, grazie al fuoco delle fornaci.

Fra questi pionieri dell’arte vetraria si accendono rivalità violente, mentre un assassino misterioso uccide i loro inservienti mettendo al posto dei loro occhi dei vetri colorati, lavorati con tecnica raffinata. I sospetti cadono su Segrado, il più stimato fiolaro di Venezia. Accanto a Segrado è la bella schiava Kallis, che a poco a poco assimila i segreti dell’arte vetraria dal suo padrone e maestro. Per Edgardo, è l’incontro che cambia la vita e fa nascere nuove speranze, mentre sembra impossibile trovare la tanto cercata pietra che può ridargli la vista. Ma qualcosa, alla fine, gli cambierà ogni prospettiva, facendogli scoprire la sua più autentica natura. Roberto Tiraboschi, veneziano per scelta, narratore, drammaturgo e sceneggiatore, ricostruisce con ricchezza di dettagli una Venezia in embrione, regalando ai lettori un variegato glossario finale, che permette di muoversi nel labirinto del veneziano antico. Per trama e colpi di scena il libro si potrebbe definire un poliziesco, se fosse ambientato ai giorni nostri. Ma è soprattutto un affascinante romanzo storico, in cui il passato prende vita grazie a personaggi credibili e vivi, e un omaggio alla città che Tiraboschi ama anche nelle sue pieghepiù buie.

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