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Omicidi all'ombra di nanoparticelle

Autore: Giorgio Pisano
Testata: L'unione sarda
Data: 19 novembre 2008

“Perdasdefogu”, ultimo romanzo di Massimo Carlotto immerge nel noir le tematiche legate ai problemi causati dall'uranio impoverito

Stasera alle 20,30 nella sala Sassu del Conservatorio di Sassari, Massimo Carlotto presenterà “Perdas de Fogu”. Domani sarà a Macomer alle11,30 nel liceo Galileo Galilei e alle 18,30 Sala Castagna in Corso Umberto, venerdì alle 19 sarà al cinema Odissea di Cagliari

Il noir si sporca. Definitivamente. Perdasdefogu , ultimo lavoro di Massimo Carlotto che firma insieme a una squadra di autori liofilizzati in un solo nome (Mama Sabot), è un libro sull'inquinamento da uranio impoverito nel poligono di Quirra. Ma è anche un regolamento di conti tra spacciatori, soldati che hanno tradito la patria e se stessi, mercenari (ma si dice contractors) in cerca d'affari, veterinarie troppo curiose degli effetti collaterali provocati dal munizionamento ipertecnologico. Un noto scrittore sardo diceva che, in fondo, anche Delitto e Castigo , è un noir. Si sarebbe potuto chiedere una perizia psichiatrica, l'accertamento della sua capacità di intendere, volere e, soprattutto, capire. Ma non ne valeva la pena. Non valeva la pena allora e neppure oggi. A patto che si riconosca di stare in un sottogenere, più o meno brillante, più o meno decente, senza allargarsi troppo. Sapendo, in scienza e coscienza, di non avere il respiro lungo delle grandi opere letterarie. Perdasdefogu (edizioni e/o, 159 pagine, 15 euro) appartiene alla specie nobile della categoria perché non annega tra pistolettate, intrighi e violenze ma si serve di pistolettate, intrighi e violenze per raccontare altro. Per esempio, il rischio ambientale che un pezzetto non insignificante di Sardegna corre tutti i giorni, ogni volta che si sperimentano nuove armi, ogni volta che nella base di Perdas si mettono a punto strumenti che serviranno ad ammazzare il maggior numero di persone col minor rumore possibile. E, naturalmente, garantendo emissioni in linea con le severe norme Ue.

Per stare alla verità (che continua ad essere rivoluzionaria, come insegnava Gramsci), il noir italiano si è svezzato con Mi fido di te (Carlotto-Abate), pagine ad alta definizione di lettura sulle frodi alimentari. Poi è stato ancora Abate che, in solitaria, ha fatto il bis con Così si dice mescolando la solita minestra assassina con gli investimenti della 'ndrangheta in Gallura. Perdasdefogu appartiene a questo nuovo filone, che prova a sceccherare l'insostenibile leggerezza di un noir qualunque con la denuncia sociale. A differenza del pamphlet, che è prodotto ad alto rischio pallosità, questo genere aborrisce le tentazioni di essere o sembrare saggio, si tuffa nell'oscura immensità del thrilling ma non diventa mai vuoto. Anzi, tra il rogo in un bar del Poetto e una baionetta sul collo a Instanbul, prova a spiegare cosa sono le nanoparticelle che scaturiscono da un proiettile all'uranio impoverito, le temperature (tremila gradi) che favoriscono il processo di avvelenamento ambientale, le ripercussioni sul mondo animale (ovini con le orecchie al posto degli occhi) e su quello umano (la cosiddetta Sindrome dei Balcani). Insieme allo sparring partner Mama Sabot (nove nomi, diciotto mani), Massimo Carlotto viaggia come sempre veloce, una sventagliata di quadri ad effetto senza dimenticare il cuore e l'anima dei luoghi (ma ora si dice location). Emerge la figura di Nina, veterinaria nuorese che studia a Lovanio ma fa ricerca a Perdasdefogu: bella e possibile, alcolista e arrendevole. Insomma, destinata alle fiamme: prima a quelle terrene, poi quelle dell'inferno.