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Madre e figlia, destini incrociati di donne «scandalose»

Autore: Francesco Durante
Testata: Corriere del Mezzogiorno
Data: 13 maggio 2015

Nel romanzo di genere, la trama è ciò che più conta. Se è ben congegnata, se il ritmo è incalzante, la lettura avvincente e i colpi di scena ben piazzati, pazienza se la scrittura non è un modello di eleganza: il lettore saprà farsene una ragione. Discorso un po' diverso per i romanzi fondati sulla serialità: anche lì, beninteso, la trama viene prima, ma, insieme con la necessità di una più forte caratterizzazione dei personaggi ricorrenti, gli autori hanno anche il problema di dare un esito il più possibile «creativo» (anche sul piano del linguaggio) all'inevitabile ripetitività cui l'impianto seriale costringe. Non sono comunque molti gli scrittori di romanzi di genere, e di gialli in particolare, che si pongano davvero il problema della densità letteraria del loro lavoro. La napoletana Patrizia Rinaldi fa sicuramente parte di questo gruppo ristretto, e, recensendo uno dei suoi libri della serie di Blanca, mi è già capitato di notarlo. Se ora, dunque, per la prima volta si stacca dal genere e si misura col romanzo-romanzo, si può ben dire che non c'è da sorprendersene.
Ma già prima di giugno è la storia di due donne: Maria Antonia (1918 - 1998) e sua figlia Ena che, nata nel 1960, sappiamo che morirà nel 2040. Il romanzo procede a capitoli alternati: uno dedicato alla prima, l'altro alla seconda. Con la particolarità che la madre che ci viene raccontata in terza persona (dal 1940 al 1960) è ancora giovane, mentre sua figlia è ormai vecchia, mentre in prima persona si narra riordinando (o confondendo) presente e passato.
I brevi capitoli del libro si presentano spesso come un tour de force virtuosistico: specie quelli della figlia che parla in prima persona, e dove dunque un certo piglio umorale, certi tic lessicali, e il carattere stesso di un personaggio che, smagato, quasi cinico e al crepuscolo della vita, è sostenuto da una forte carica di beffarda autoironia, sono tutti elementi che postulano la necessità di una particolare vigilanza stilistica. L'autrice la risolve brillantemente regalando a Ena un originale tono aforistico impastato in un lessico molto materico: un cocktail che ne fa un personaggio destinato a fissarsi nel ricordo. Quanto a Maria Antonia, nella usa vicenda leggiamo la Storia mentre l'attraversa: la fuga dalla Dalmazia giù occupata dai fascisti (suo marito è un militare inviato a Spalato) e prossima a cadere in mani titine, il destino da profuga, il difficile confronto con la famiglia altolocata del marito che mal sopporta quella parente acquisita di cui tutti sanno che per nascondere l'umiltà delle sue origini diceva di andare a studiare quando doveva a a fare i servizi nelle case altrui. Suo marito morirà nelle foibe, e lei, molto dopo, si sposerà con un altro, e sempre all'insegna di uno «scandaloso» dislivello: se prima era sociale, ora è dovuto al fatto che il marito ha dieci anni meno di lei. Da queste nozze nascerà per l'appunto Ena. Quanto a questa, ammireremo la sua sostanza la vitale, la sua scorrettezza, il modo battagliero con cui, immobilizzata nel letto di casa o dell'ospedale, si rapporta con la sua badante. Sarà viva più che mai fino alla fine, e al fatale appuntamento ci arriverà accanto a un'amica d'infanzia, tutte e due ancora capaci di ridere «come due sceme».