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«Il mio romanzo criminale ambientato in Polesine»

Autore: Giuliano Ramazzina
Testata: il Resto del Carlino
Data: 19 maggio 2015

E' lo scrittore del momento, il suo libro 'Cucciolo d'uomo. La promessa di Mila' è uscito da poche settimane ed è già nella classifica dei più venduti. Matteo Strukul, lo scrittore padovano di pulp noir scoperto da Massimo Carlotto, ambienta il sequel del fortunato "La ballata di Mila" nel Delta del Po e a Badia di Polesine, dove avviene la sparatoria finale di una storia piena di violenza e sangue, stipata di criminali, mafiosi e corrotti, presi dalle cronache di una realtà veneta dove sull'asse Padova-Venezia-Rovigo imperversano bande globali che trafficano di tutto, dagli organi umani ai minori passando per prostituzione e droga e non ultimo l'atroce business dei migranti, l'ultimo genocidio. E lei Mila, in un Nordest riconoscibile per un declino inarrestabile, è la killer spietata, la fatale giustiziera che stavolta s'impegna a proteggere un bambino nigeriano dai cattivi che gli hanno tolto la voce per neutralizzare un pericoloso testimone. Matteo Strukul nei giorni scorsi ha presentato il romanzo alla libreria Antica a Rampa di Badia Polesine. Quanto c'è di realtà e quanto di immaginazione in questo sequel di Mila? «Diciamo che in percentuale c'è un 40% di realtà e un 60% di fantasia». Questo Veneto pieno di criminali e mafiosi, che colludono anche con la politica corrotta fa paura. Quanto di questo Veneto reale c'è nel tuo romanzo? «E' ormai risaputo che nel Veneto convivono bande che trafficano in tutto, mafie nazionali e internazionali. Nel tema reale si inserisce la costruzione del romanzo e il radicamento del personaggio di Mila. La forza del racconto sta nella trasformazione della realtà, prendi fatti realmente accaduti e poi devi inventare. Il mio modello è Salgari e la violenza di Mila è estetica alla Tarantino tanto per intederci». Secondo Massimo Carlotto, il Nordest inventato da Giorigo Lago è morto, i capannoni vuoti e la delocalizzazione della produzione sono il simbolo di un fallimento generazionale che coinvolge un'intera classe dirigent. Sei d'accordo? «E' Chiaro che il Nordest risente di un'economia globale che si regge sempre più sulla criminalità. Vediamo 800 migranti che annegano nel barcone che cola a picco nel Mediterraneo e si capisce che loro scappano per non morire di fame, ma ci sono reti criminali che sfruttano la situazione. L'Italia subisce spinte che vengono dall'Africa e dall'Est e in mezzo c'è il Nordest che finisce per essere dentro questa topografia del terrore». Dal romanzo emerge che la globalizzazioen ha anche spaccato il crimine con bande che si fanno la guerra. Una deriva inarrestabile con inquietanti ricadute sulla sicurezza economica del Veneto? «C'è la mafia russa che comanda a Jesolo, quella locale in Val di Sole, la mafia cinese nel padovano che si scontra con varie etnie africane e poi c'è la camorra già perfettamente operante. Fatale che ci sia una commistione tra criminalità e politica».