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Riflettori accesi sulla corruzione La banda degli amanti di Carlotto

Autore: Paolo Gamberini
Testata: Il Denaro
Data: 19 maggio 2015

Ho avuto la fortuna di conoscere Massimo Carlotto durante la presentazione dell’ultimo libro presso la Feltrinelli di Napoli lo scorso 21 aprile con Maurizio de Giovanni. Un pomeriggio ricco di contenuti e spunti di riflessione sulla realtà del nostro paese.
“I libri di Massimo Carlotto sono non soltanto romanzi “noir” ben scritti, ma finestre aperte su una società che sta continuamente spostando la soglia “noir” della propria coscienza. Lo stile asciutto e disincantato offre scenari narrati in maniera romanzata ma (drammaticamente) ancorati alla realtà. Attraverso i personaggi “incontrati” nei romanzi, ho approfondito la percezione di un mosaico chiamato Verità, i cui contorni ed il cui senso sono indefiniti e spesso intrisi di dolore. Un mosaico in cui siamo tutti protagonisti o comparse. L’appartenenza ad una o l’altra categoria dipende dalla nostra capacità d’indignazione.” (di Paolo Gamberini).
Carlotto con lucidità e chiarezza traccia una faccia della sua Padova, senza essere mai scontato. Dopo aver letto l’ultima fatica letteraria, ha accettato di rispondere alle nostre curiosità.

L’alligatore è approdato con un nuovo difficile caso, riflette la Padova di oggi?
In parte. Riflette quella peggiore, affamata di denaro a ogni costo, senza principi e valori che però finge di possederli e ostenta quelli peggiori. Una città conflittuale, attualmente con scarse prospettive e soprattutto una perdita di identità. A suo modo profondamente noir con un consumo esagerato di cocaina, il rito dello Spritz nelle piazze e la corruzione dilagante. C’è poi un’altra Padova totalmente diversa, positiva, solidale con un forte senso del presente e del futuro ma non ha voce, vive ai margini.

Ne La banda degli amanti, c’è un mondo corrotto e corruttibile che approfitta e gode anche sadicamente dei deboli. Per lei è l’Italia di oggi, dominata da predatori pronti a tutto?
I predatori sono l’espressione più violenta di un’illegalità diffusa che si è impadronita dell’Italia. Una situazione che impoverisce i territori da ogni punto di vista e che produce vittime. Tutti paghiamo i costi di questo saccheggio. La criminalità globalizzata è mutata antropologicamente e fagocitare persone, identità e corpi.

Buratti a un certo punto consiglia della psicanalisi a una signora per superare un trauma, a suo parere è un metodo che funziona?
Credo che Buratti consigli un trattamento psichiatrico. Comunque, sì, ritengo sia un metodo che funziona con vittime di crimini che subiscono traumi profondi. Inoltre, l’Alligatore aveva urgenza di mettere al “sicuro” la sua cliente che poteva risultare dannosa a tutte le persone coinvolte.

Pensa che l’era dei social network, facebook è il più usato, possa essere uno strumento in più per vegliare sulla vita dell’altro e usare a proprio piacimento informazioni, e spesso instaurare conversazioni che rasentano la maleducazione. A suo parere come si potrebbe evitare un uso distorto?
Non credo sia possibile. I social fanno parte nel bene e nel male di questa epoca dove l’aggressione “all’altro” è un elemento trasversale ai ceti sociali. È un modello di comportamento sociale attualmente inestirpabile. L’unico rimedio è personale e riflette una buona educazione complessiva.

L’universo femminile nel suo romanzo è rappresentato in maniera molto variegato. C’è la donna pronta a tutto per soddisfare i bisogni del Re di cuori, alla spia fino all’aristocratica benestante. Tutti personaggi reali, sono il quadro della donna attuale?
Per fortuna no. Nei miei romanzi scrivo dell’universo femminile che vive a contatto con il mondo criminale che è profondamente maschile, come del resto la violenza. E poi delle donne vittime del crimine. Descrivo situazioni di disagio e di vite sbagliate cercando di marcare la differenza. D’altronde le donne in questo momento sono molto più interessanti degli uomini da un punto di vista narrativo.

C’è un personaggio al quale è più legato?
No. Sono compagni di viaggio in questa straordinaria avventura letteraria che è diventata la mia vita negli ultimi venti anni.

Cosa ama leggere?
Di tutto. Non riesco a resistere ai suggerimenti del librai e sono una loro vittima consapevole. Durante le vacanze amo leggere saggi, preferibilmente storici.

La televisione a suo parere riflette quelle che sono le esigenze culturali del paese?
No. La televisione è un disastro culturale. Potrebbe essere uno strumento importante per lo sviluppo sociale e culturale del Paese ma le scelte vanno dalla parte opposta.

Ha progetti futuri?
A novembre torna l’Alligatore. Al momento ha tutta la mia attenzione.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla critica e scrittrice Grazia Cherchi ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto altri 15 romanzi: La verità dell’Alligatore, Il Mistero di Mangiabarche, Le Irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran premio della letteratura poliziesca in Francia 2003 e finalista all’Edgar Allan Poe Award nel 2007), Il maestro di nodi (premio Scerbanenco 2003), L’oscura immensità della morte (primo premio festival di Cognac 2007), Niente più niente al mondo (premio Girulà 2008), Nordest (con Marco Videtta), La terra della mia anima, Cristiani di Allah, con il collettivo Mama Sabot Perdas de Fogu (Premio Jean Claude Izzo 2009), L’Amore del bandito (2009) e Alla fine di un giorno noioso (2011).Per la EL ha pubblicato due libri per ragazzi: Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel e Jimmy della collina (premio Ciliegia D’oro 2003). Nel 2005 ha vinto il premio “Lama e Trama” alla carriera. Nel 2006, con altri autori, ha pubblicato Catfish (Aliberti editore), nel 2007 Mi fido di te (Einaudi) e nel 2009 L’albero dei Microchip (edizioni ambiente). Sempre nel 2007 Mondadori ha pubblicato la graphic novel Dimmi che non vuoi morire disegnata da Igort e Rizzoli, Tomka il gitano di Guernica disegnata da Giuseppe Palumbo. Nello stesso anno ha vinto il premio Grinzane Cavour – Piemonte Noir. Nel novembre 2010 è uscito il libro per bambini Il mistero dei bisonti scomparsi, scritto con il figlio Nanni e illustrato da Tinin Mantegazza. Numerosi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie. I suoi romanzi sono tradotti in vari paesi e alcuni sono stati adattati per il cinema. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore cinematografico e televisivo e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

http://ildenaro.it/blog/2015/05/18/riflettori-accesi-sulla-corruzione-la-banda-degli-amanti-di-carlotto/