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I volti di Dio, Mallock

Autore: Susanna Trossero
Testata: Graphe.it
Data: 13 luglio 2015

I volti di Dio (Edizioni e/o), è firmato da Mallock, ma in realtà si tratta dello pseudonimo di Jean Denis Bruet Ferreol, scrittore in grado di conquistare la fiducia del lettore fin dalle prime pagine, curatore, tra l’altro, di una serie televisiva in Francia.

Mallock è il personaggio principale della vicenda, improntata nella lotta tra il bene e il male come in ogni thriller/giallo che si rispetti; un ispettore molto particolare, appassionato di cucina, apprezzato dalle donne, pronto a seguire intuizioni scollegate dalla logica spesso scaturite da strani sogni. L’uomo, un po’ cinico un po’ malinconico, si ritrova nel buio più totale di fronte a un vero enigma: il Truccatore, un Serial Killer che agisce da tantissimi anni senza mostrare cedimenti né trascurare il più piccolo dettaglio che ne permetta l’identificazione. Siamo in Francia, e l’ispettore accetta il caso dopo infiniti fallimenti dei suoi colleghi: riuscirà a cogliere sfumature o rivelazioni che spesso il suo intuito – che quasi sfiora il paranormale – gli regala? “Le idee arrivavano a Mallock di sponda, come a biliardo. La sua forza era sentire o vedere le traiettorie prima degli altri. Per lui l’universo intero mormorava indizi, e il suo unico merito era di riuscire a sentirli”.

Chi già conosce questo autore, sa che Mallock è stato il protagonista del precedente Il cimitero delle rondini, tuttavia il romanzo I volti di Dio non ha bisogno di “sostegni” precedenti per essere letto poiché si tratta di una storia a sé, apprezzabile singolarmente.

Per gli amanti del genere, I volti di Dio, di cui non vogliamo raccontare molto perché restino intatte tutte le sorprese e i colpi di scena, è davvero un ottimo esempio: la voce narrante, seppur non rappresentando uno dei personaggi della storia e parlando in terza persona, è in grado di mostrare, di raccontare, di insinuarsi nella psicologia di coloro che si muovono nella vicenda, di creare ambientazioni, di fotografare tutto senza privare il lettore delle immagini più cruente e dei pensieri più crudi. Vi sono dei passaggi macabri, disgustosi, a volte addirittura insopportabili: lo stato dei corpi, le atrocità a cui sono stati sottoposti, l’allestimento pieno di simbologie curato attentamente dall’assassino, ma in questa scelta narrativa lo scrittore ha vinto, poiché è esattamente questo che si deve provare o vedere quando ci si avvicina troppo – nella realtà – alle azioni compiute da un killer seriale, o alla sua logica malata. Tuttavia, l’autore non dimentica che anche dietro questi orrori vi sono debolezze, un passato, inclinazioni non sempre soltanto naturali perché dettate da esso…

Il Truccatore non capiva. Certe volte aveva così freddo che non riusciva a scaldarsi. Non era la temperatura a gelargli le ossa, ma la solitudine. Per quanto indietro andasse col ricordo era sempre stato solo, recluso con quella madre calma, senza collera né baci. Da solo con quella bruttezza che gli altri fingevano di non vedere. Da solo con quelle mani che teneva occupate a fatica. Così solo che il freddo gli cristallizzava il cuore e gli copriva di brina le viscere, la fronte il sesso. Perché non era morto?

Abbiamo parlato di thriller con toni gialli, ma vi sono dei passaggi che sfiorano il noir, con quella malinconia e senso di perdita che avvolgono spesso l’anima di Mallock, con quel suo senso di vuoto, con il dolore per una perdita incolmabile, la peggiore che un essere umano possa sopportare e che diviene eterna cappa grigia per l’anima…

Ebbene, vi abbiamo raccontato fin troppo, e questa è una trama che necessita di poche spiegazioni perché possa essere goduta come merita. Possiamo aggiungere che qualcuno ha giudicato il finale un po’ troppo frettoloso, ma aspettiamo che siate voi a dirci se avete avuto la stessa impressione.



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