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Il soul di una vendicatrice pulp

Autore: Mauro Trotta
Testata: Il Manifesto
Data: 14 luglio 2015

La costru­zione di un per­so­nag­gio seriale si regge su una deli­cata alchi­mia. E, pro­ba­bil­mente, la migliore qua­lità dell’autore con­si­ste nel far evol­vere la sua crea­tura lungo le varie sto­rie che la vedono pro­ta­go­ni­sta senza che ven­gano meno quelle carat­te­ri­sti­che che gli sono più pro­prie. Si tratta, insomma, di misce­lare gli ele­menti in maniera tale che si assi­sta a un’evoluzione signi­fi­ca­tiva senza, però, che ne risulti stra­volto il carat­tere dell’eroe. O dell’eroina. Ed è pro­prio que­sto che rie­sce a fare in maniera magi­strale Mat­teo Stru­kul nel suo ultimo romanzo dedi­cato a Mila Zago, la bel­lis­sima e letale bounty kil­ler dai dread rossi, affi­liata all’agenzia pri­vata inter­na­zio­nale Bheg. Il libro è inti­to­lato Cuc­ciolo d’uomo. La pro­messa di Mila e, come i pre­ce­denti, è uscito nella col­lana Sabot/age, diretta da Colomba Rossi e curata da Mas­simo Car­lotto per le edi­zioni e/o (pp. 185, euro 16).

Subito, aprendo il libro ci si accorge che qual­che cosa è cam­biata. Si ini­zia, infatti, con una Pro­messa alle mie let­trici e ai miei let­tori fir­mata dalla pro­ta­go­ni­sta. Un testo incon­sueto, in cui la pro­ta­go­ni­sta fa emer­gere la pro­pria inte­rio­rità, i pro­pri sen­ti­menti. Sem­bra assente quella rab­bia – un po’ alla Wol­ve­rine – tipica di Red Dread. Cosa è suc­cesso? Cosa ha cau­sato que­sto muta­mento? Tutto sem­bra legato a un incon­tro, al rap­porto con Akim, il cuc­ciolo d’uomo del titolo, un bam­bino nige­riano a cui hanno tolto la voce e che Mila deve strap­pare ai suoi rapi­tori per­ché possa testi­mo­niare al pro­cesso con­tro la cosid­detta McMa­fia, l’organizzazione cri­mi­nale glo­bale che gesti­sce il traf­fico inter­na­zio­nale di minori. Ne fanno parte «la mafia nige­riana che lavora insieme a quella russa, c’è la mala locale del Nor­dest ita­liano mesco­lata alla poli­tica cor­rotta». E poi c’è il terzo livello, i col­letti bian­chi, «la grande novità di que­sti anni: quel dop­pio pro­filo che mescola ille­ga­lità e lega­lità, intrec­cian­dole in una mar­mel­lata indistinguibile».

L’incontro con Akim cam­bia Mila, la fa sen­tire viva, sem­bra dare un senso alla sua vita. Alla rab­bia, all’odio, alla ven­detta come movente delle sue bat­ta­glie si soti­tui­sce l’amore, il desi­de­rio di pro­te­zione, un sen­ti­mento materno. Ma come sape­vano già gli anti­chi, Amore è un dio ter­ri­bile. E Mila, anche se que­sta volta – almeno per lunga parte della sto­ria – ha abban­do­nato la katana, non sarà meno letale e vio­lenta o più mise­ri­cor­diosa, anzi… Però la vedremo ridere e pian­gere e addi­rit­tura farsi baciare appas­sio­na­ta­mente da un uomo, cose asso­lu­ta­mente incon­ce­pi­bili nei pre­ce­denti romanzi. Si tro­verà, inol­tre, pra­ti­ca­mente da sola, non potrà fidarsi di nes­suno dei suoi col­le­ghi della Bheg, per­ché all’interno dell’agenzia alli­gna il tra­di­mento. Non solo, anche le infor­ma­zioni sul caso che ha non sono com­ple­ta­mente vere. Nell’ombra si muove qual­cun altro, molto potente, un deus ex machina, un demiurgo, come ama defi­nirsi, che tira tutte le fila degli eventi per­ché le cose vadano come vuole lui.

Tra intri­ghi, inse­gui­menti, com­bat­ti­menti all’ultimo san­gue, morti pesanti, per­so­naggi ina­spet­tati – appa­rirà anche la madre di Mila – la vicenda si snoda con ritmo moz­za­fiato da pulp noir di alta classe. La mae­stria della scrit­tura per­mette, inol­tre, a Mat­teo Stru­kul di gestire per­fet­ta­mente una strut­tura nar­ra­tiva che si dipana in maniera discro­nica, con vari salti tem­po­rali e non secondo il nor­male suc­ce­dersi cro­no­lo­gico degli eventi. Non man­cano poi gustosi rimandi ad altri set­tori della cul­tura popo­lare, dalle serie tv – l’affermazione della pro­ta­go­ni­sta: «Il Grande Inverno sta arri­vando» è un chiaro rife­ri­mento a «Win­ter is coming» di Il trono di spade – al fumetto: «Un per­so­nag­gio da fumetto, cazzo!» viene defi­nita ad un certo punto Mila e lo è effe­ti­va­mente, sue avven­ture dise­gnate da Ales­san­dro Vitti sono state pub­bli­cate da Late­ral Publish.

Insomma ancora una volta Mat­teo Stru­kul si con­ferma un vero mae­stro all’interno del genere che si è scelto, riu­scendo a coniu­gare per­fet­ta­mente l’azione, l’avventura, la suspence, il san­gue con la denun­cia del mar­ciume che affligge la società contemporanea.