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Sbirri, criminali e belle pupe. Anche il thriller si emancipa

Autore: Andrea Di Gennaro
Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 23 luglio 2015

Al netto del dibattito in corso sulla capacità della letteratura di rappresentare (e magari spingere) la società - Asor Rosa non ce ne voglia - è ormai abbastanza chiaro che quella che una volta finiva sotto l'etichetta un po' infamante di letteratura di genere si sia emancipata. E diventata adulta, sappia produrre opere interessanti al di là degli steccati che per tanti anni l'hanno relegata in un recinto un po' angusto. Certo, Harmony ha poco da emanciparsi ma il thriller e tutte le sue ramificazioni penetrano a buon diritto nel mondo delle lettere. Robert Wilson ha scritto quasi cinquecento pagine in cui i colpi di scena più tipici della crime novel mantengono freschezza perché inseriti armoniosamente in uno sviluppo narrativo efficace. Sbarazzatisi degli stereotipi più tipici, pure gli sbirri, i delinquenti e le bambine un po' troppo smaliziate dismettono i panni dei topoi letterari e vestono quelli del personaggio a tutto tondo. Con una psicologia a volte complessa, a volte meno, ma mai scontata. E laddove il racconto si fa un po' più elementare accentuando la propria scorrevolezza, la scelta sembra dettata dal voler lasciare respiro al lettore e alla storia ancor prima che al protagonista. Ci sono ricerche, depistaggi e abbagli, ma la componente romanzesca del libro affonda nel rapporto tra le persone. Alcune di queste in particolare.