Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Un giustiziere per la Francia peggiore

Autore: Ranieri Polese
Testata: La Lettura - Corriere della Sera
Data: 23 agosto 2015

La città è Bordeaux, l'anno il 1958. La Francia è di nuovo in guerra. Dopo l'Indocina, ora è l'Algeria. I ragazzi in età di leva ricevono la cartolina; alcuni, pochi, non si presentano; gli altri, molti, vanno con l'idea di fare un'esperienza. Fra loro, tanti non ritornano. Sono gli ultimi mesi prima dell'arrivo al potere di de Gaulle. Nessuno ha tempo né voglia di ricordare il passato recente, l'occupazione tedesca, la liberazione, la frettolosa epurazione che ha la sciato al loro posto poliziotti e funzionari che hanno collaborato con i tedeschi nella deportazione degli ebrei, nella cattura e fucilazione degli uomini della Resistenza. «A Bordeaux, come altrove in Francia, ognuno tiene la bocca chiusa, finge di dimenticare i morti e di ignorare i sopravvissuti. Era la guerra, è finita». Eppure, un sopravvissuto ai campi ri torna, vuole regolare i conti.11 suo obietti vo è Alberi Darlac, il poliziotto che nel gennaio del 1943 mandò una squadra ad arrestarlo con la moglie Olga, ebrea e ami ca di comunisti. L'uomo si chiama Jean Delbos ma ha cambiato nome. All'epoca viveva di piccoli traffici su cui il poliziotto Darlac, che si fingeva un grande amico, chiudeva un occhio. Alle riunioni di questi pesci piccoli della malavita Darlac era sempre invitato, per lui si aprivano le migliori bottiglie. E lui puntava la moglie di Jean, voleva farsela, ma lei lo aveva respinto. A Jean, Darlac aveva promesso che l'avrebbe avvertito nel caso di una retata. Non lo fece. La moglie morirà all'arrivo nel campo di sterminio. Resta solo il figlio Da niel, salvato da due amici che lo hanno adottato.
Liberata la città, Darlac, come moltissimi altri, passa indisturbato l'epurazione. Ora è commissario. Ha conservato le vecchie amicizie, delinquenti di vario tipo, magnaccia che gestiscono giovani prostitute, ex poliziotti che, con i soldi rubati agli ebrei, hanno aperto caffè e ristoranti. È sposato con Annette, una donna che un tempo cantava nei music hall per i tedeschi. Da un ufficiale della Wehrmacht ha avuto una figlia che Darlac ha adottato. Fra l'inquieto finale della Quarta Repubblica e gli anni bui di Vichy e della Francia occupata, Dopo la guerra, il romanzo di Hervé Le Corre che esce in Italia da e/o i127 agosto, racconta la vicenda di Jean Delbos, dalla deportazione al ritorno.
Una storia di vendetta, o meglio, di giustizia, che il redivivo organizza con studiata lentezza. Per far capire a Darlac che ha i giorni contati, uccide uno a uno i suoi ex complici. Poi, all'uscita di scuola, aggredisce la figlia di lui e le lascia il messaggio: Di' a tuo padre che son tornato. Alcuni amici di un tempo lo aiutano, ma Jean non vuole incontrare il figlio, Daniel. Che, poco dopo l'arrivo in città del vendicatore, parte per l'Algeria. Darlac, braccato da qualcuno che non riesce a identificare, reagisce alla sua maniera: tortura e ammazza gli ex complici che forse lo hanno tradito e strada facendo elimina personaggi scomodi (un poliziotto che conosce il suo passato, un magnaccia che fa il doppio gioco). Molte storie si intrecciano, e costantemente si ritorna ai giorni fatali del '4243. Per la paura che il suo passato venga scoperto, Darlac usa ogni mezzo. Cinico, brutale, ripete il suo immondo motto dei tempi dell'occupazione: Resistenza? Ma resistere a che cosa? Quando sono io a torturarli, non ce n'è uno che resista. Appartiene, Darlac, alla famiglia dei poliziotti corrotti (les pourris, come dicono in Francia) ma c'è qualcosa in più, molto di più, in questo personaggio. Le Corre in un'intervista lo definisce «un bastardo integrale, violento; un fascista viscerale per cui conta solo la propria pelle, il profitto che ricava dal suo lavoro, il piacere immediato. Uno che sta sempre dalla parte dei vincitori, del potere, dei soldi». Nella sua malvagità senza limiti, fa pensare ai grandi eroi negativi di Orson Welles, sembra quasi un fratello francese dell'infernale Quinlan, il poliziotto marcio e violento dell'ultima cittadina americana prima della frontiera col Messico.
Ma in Darlac c'è, portato all'estremo, anche un ritratto dei tanti poliziotti francesi che furono zelanti collaboratori dei tedeschi, che davano la caccia agli ebrei per spartirsi le loro ricchezze, che torturavano i partigiani. Parlare di quello che successe nella Francia di Vichy, dice Le Corre, è ancora un argomento tabù. Sulla Bordeaux raccontata da Le Corre, sulla Francia tutta, pesa questa ombra nera; pochi pagarono, tanti, troppi hanno continuato a svolgere le loro funzioni. Nel romanzo si cita piú volte il nome di PierreNapoléon Poinsot, spietato capo del la Sap (Sezione affari politici) a Bordeaux, che alla ritirata dei tedeschi cercò di fuggire in Svizzera. Arrestato, venne fucilato nel luglio del 1945.
Sessant'anni a novembre, nato e vissuto a Bordeaux, Hervé Le Corre è un insegnante di liceo che dal 1990 scrive romanzi polizieschi, molti dei quali ambientati nella sua città. Dopo la guerra, uscito da Rivages-Noir, è il suo decimo libro, per cui, nel 2014, ha ricevuto il premio Le Point du Polar Européen e il Prix Landernau. Non si accontenta, da bravo scrittore di noir, di costruire solo storie di delitti & investigazioni, si propone un ritratto di una città, di una società.
Se sceglie il 1958, l'anno-cerniera, la svolta di de Gaulle (che chiude la guerra di Algeria, ma all'interno non vuole andare a frugare tra i tanti scheletri degli armadi), lo fa con un intento politico. Allora, forse, certi conti potevano essere regolati, il Paese poteva guardare in faccia il passato. Non lo fece, e quella scelta pesa ancora. Tornare indietro nel tempo ha per Le Corre il valore di un giudizio politico applicabile al presente, un giudizio sui poliziotti che oggi come allora sono al servizio del potere, sulla risurrezione di sentimenti razzisti e xenofobi, orrendi e diffusi come allora lo era l'antisemitismo.
Libro amaro, nerissimo, Dopo la guerra racconta una storia in cui il male sembra vincere sempre, dove la giustizia è solo la legge del più forte. Ci sono scene di violenza (le torture di Darlac, la sporca guerra di Algeria) guardate con lucida oggettività. Ha un grande talento, Le Corre, nel descrivere i due tempi della sua Bordeaux, gli anni dell'occupazione e quelli della fine degli anni Cinquanta. Titoli di film, canzoni, modi di dire diventano segni di riconoscimento di queste due epoche. Nel dare voce ai diversi personaggi, usa con grande bravura un argot che purtroppo è intraducibile in italiano ma che, nell'originale, rende subito evidente il carattere di chi lo parla. È un romanzo potente, dominato dalla fatalità del male, bello e disperato come un film in bianco e nero.