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MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO di Patrizia Rinaldi (un estratto)

Testata: Letteratitudine
Data: 28 settembre 2015
URL: https://letteratitudinenews.wordpress.com/2015/09/28/ma-gia-prima-di-giugno-di-patrizia-rinaldi-un-estratto/

PREMESSA

Le avevano insegnato: che l’istinto di sopravvivenza è una delle poche costanti della fisica; che le fragole danno sfizio e allergia; che un uomo non può essere una donna e viceversa e che comunque vada è meglio non si concedano senza freni all’esistenza; che le ossa si piegano solo per carenza di calcio e non per mancanze della prima età; che una guerra può essere buona o cattiva; che è possibile abituarsi al sapore dell’uovo crudo; che la malerba non muore; che i soldi preparano il letto alla felicità; che i figli sono tutti uguali; che chi è morto giace e chi è vivo eccetera; che l’amour è l’amour – questa proprio non l’aveva capita; che Ulisse prima o poi torna – cosa farsene di un ritorno tardivo poi non si sa; che non bisogna scodellarla in palcoscenico; che le distruzioni di popoli interi per via biologica sono una risposta recente; che il saio è savio; che esagerare fa venire l’herpes; che l’educazione educata argina il danno – prego, passi pri – ma lei; che gli antibiotici fanno bene e che il latte bevuto a digiuno sconfigge l’amianto; che l’ordine della convivenza civile mette al riparo dagli intrighi familiari e internazionali – e che comunque dipende; che la tigre di Salgari fa finta di morire per dovere di co – pione; che non si ruba; che non si rubano pezzi di vita propri e altrui; che la malaria è soltanto roba di zanzare; che non si mente; che si mente per legittima difesa; che le gambe vanno aperte solo per amore; che il progresso non gira la testa per tornare indietro, veloce; che pure la scienza va sempre dritto; che non basta nascere una volta sola; che gli uomini smarriscono la superbia negli anni; che due rette, solo in teoria parallele, non s’incontrano mai. Che vivere vale la pena. Quando vide i binari del tram incrociarsi proprio davanti alla casa dove era cominciato tutto, si disse che le rette s’incontrano eccome e che quindi anche le altre informazioni potevano essere difettose. Salvò solo Che vivere vale la pena e promise. Da qua la storia di due rette, Ena e Maria Antonia, che a un certo punto s’incontrano*.

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* Le “due rette” sono la storia dal 1940 al 1960 di una madre da giovane, Maria Antonia (1918-1998), e di sua figlia Ena (1960-2040) da vecchia. La narrazione procede a capitoli alternati tra storia e claustrofobia. Il racconto della madre da giovane è il ricordo della figlia da vecchia, og – gettivato ormai in storia. Le contraddizioni cronologiche e non degli accadimenti sono da riferire agli aggiustamenti di ogni memoria e di ogni dimenticanza. (N.d.A.)