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Un'estate breve

Testata: Il Foglio
Data: 9 ottobre 2015
URL: http://www.ilfoglio.it/libri/2015/10/09/unestate-breve___1-vr-133653-rubriche_c177.htm

A Roma, tra i vicoli raccontati da Mario Monicelli nel cortometraggio “Vicino al Colosseo c’è Monti”, si intrecciano le storie di due uomini e una donna. In un tardo pomeriggio di giugno, Carlo sta aspettando che il meccanico finisca di riparare il suo motorino. Le facciate dei palazzi intorno alla piazzetta hanno le finestre chiuse, fa già caldo e Carlo, designer, si annoia immaginando gli interni delle case. Si spalanca una persiana, un ragazzo dal “fisico atletico” (il primo di molti cliché linguistici eccessivamente ricorrenti) si affaccia alla finestra, a torso nudo. E’ Fabio, un pianista in crisi, fragile e tormentato. Ha una fidanzata di nome Marta. Anche lui guarda quell’uomo in strada che sta osservando la sua finestra, è “alto, leggermente brizzolato”, non bello, ma con “qualcosa di spavaldo e di fermo”, quella “giusta dose di virilità e di sensibilità che a lui piace”. Carlo conoscerà prima Fabio (e se ne sentirà attratto) e, subito dopo incontrerà anche Marta, vivace e femminile (e se ne innamorerà). Ma se in queste prime pagine il romanzo incuriosisce, andando avanti tra “gin and tonic”, “vernissage mondani” e dialoghi lasciati ai messaggi nelle segreterie telefoniche, la storia finisce nel perdersi negli aperitivi, anche nel tragico finale. Carlo che era stato da sempre “incapace di conciliare la pulsione che lo spingeva verso una donna con quella che gli faceva cercare la vicinanza rassicurante di un uomo”, vivendo male entrambe le situazioni, vivrà male anche questa. Fabio che, nei pochi incontri occasionali che si è concesso, “ha scoperto che nell’intimità con un uomo riesce a raggiungere uno stato di abbandono completo, come raramente gli accade con una donna”, non se ne spiega il motivo e diventerà sempre più confuso e in crisi, trovando conforto nella dark room di un locale gay. Marta, compresa la “natura ambivalente” di Carlo, confesserà a un’amica che non le dispiacerebbe affatto partecipare “in qualche modo all’altro lato della sua vita”, magari facendosi coinvolgere in un rapporto a tre con gli uomini di Carlo. Ma l’amica non capirà. E neanche Carlo. Michele Bentivoglio è nato e vive a Roma e fa l’architetto, come si intuisce dal romanzo. I luoghi e soprattutto le case sono descritti in ogni particolare, nel tentativo ossessivo e insufficiente di rivelare i caratteri dei protagonisti. Marta abita in un appartamento ordinato in un quartiere residenziale di Roma, mentre Carlo vive in un loft di Trastevere e Fabio in una casa a Monti. Nel tempo breve di un’estate romana, questi spazi rappresenteranno la safeword, la “parola di sicurezza”, nel triangolo delle loro relazioni imbrigliate dalla banalità.