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I passeggeri del mese: Piergiorgio Pulixi

Testata: Paolo Panzacchi
Data: 11 ottobre 2015
URL: http://www.paolopanzacchi.it/2015/10/09/i-passeggeri-del-mese-piergiorgio-pulixi.html

Oggi parliamo con grande piacere con Piergiorgio Pulixi, nato a Cagliari nel 1982. Fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de Fogu, (edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco inserito nel trittico noir Donne a Perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), miglior noir del 2012 per i blog Noir italiano e 50/50 Thriller, e finalista al Premio Camaiore 2013, e proseguita con La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo Padre Nostro e il thriller psicologico L’appuntamento (Edizioni E/O), miglior thriller 2014 per i lettori di 50/50 Thriller. Nel 2015 ha dato alle stampe Il Canto degli innocenti (Edizioni E/O) primo libro della serie thriller I Canti del Male. Dal 22 ottobre uscirà Per sempre (edizioni E/O 2015), il nuovo capitolo della saga di Biagio Mazzeo. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sul Manifesto, Left, Micromega e Svolgimento, e in diverse antologie. I suoi romanzi sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti, Canada, e Regno Unito.

Chi è Piergiorgio Pulixi?

Circoscrivendo l’ambito alla mia professione (che è il motivo per cui ho l’onore di essere qui, con i tuoi lettori) è solo una persona che cerca di scrivere al meglio e di regalare ai suoi lettori storie travolgenti ed emozionanti. Appartengo a quell’insieme di autori che vive la scrittura come forma di artigianato, consapevole che solo il duro lavoro e la dedizione assoluta alle storie sono le uniche vie per raggiungere dei buoni risultati. Da questo punto di vista seguo la scia dell’esempio di quello che per me è un Maestro, Massimo Carlotto, alla cui scuola sono cresciuto artisticamente e umanamente. Tra le tante cose che ho imparato da Massimo, sicuramente l’etica del duro lavoro e la professionalità sono le pietre angolari della mia formazione autoriale, e in qualche modo personale.

Il tuo ultimo romanzo è “Il canto degli innocenti” pubblicato con Edizioni e/o, il primo di una saga che si preannuncia esplosiva con protagonista il detective Vito Strega. Ci puoi raccontare qualcosa su questo tuo nuovo progetto? Ci dici qualcosa di Strega, come hai costruito questo personaggio?

Sono sempre stato affascinato dal potere che il Male ha di lasciare un segno sulle persone, sia vittime, che “portatori del male” o persone che invece cercano di arginarlo, per mestiere o per vocazione. Il Male lascia un’impronta. Plasma. Cambia. Lascia cicatrici. E intendo il Male non in senso metafisico, ma come nucleo e al tempo stesso somma di tutte quelle azioni e comportamenti che hanno a che fare con la violenza, la prevaricazione, e gli aspetti più bui delle nostre anime e della nostra personalità, che siano di natura psicologica o sociologica. La serie nasce da questa domanda: come agisce e quante cicatrici può lasciare il Male sul cuore e l’anima di un uomo che per mestiere è costretto ad averci a che fare tutti i giorni? Esiste un limite, un confine di sopportazione per tutto quel buio, e se sì cosa succede se ci si trova a doverlo oltrepassare? La risposta è la serie “I Canti del Male”. Ogni romanzo, ogni Canto, racconta un aspetto diverso del mosaico della malvagità, e rappresenta anche un passo avanti in questo percorso di avvicinamento al Male del protagonista, Vito Strega, un poliziotto più filosofico che d’azione, che in questa “Odissea” verrà profondamente segnato dalle vicende che dovrà combattere. Strega sorpasserà quel confine dove la luce è solo un ricordo, e io, insieme ai lettori, assisteremo a cosa questo comporterà nella sua vita.

In “Una brutta storia” e ne “La notte delle pantere” ci hai raccontato la storia di Biagio Mazzeo, un poliziotto corrotto, ma che non manca di essere decorato da chi vive nelle stanze dei bottoni. Come lo definiresti?

Difficile rispondere. Il primo romanzo è uscito nel 2012 e ora sto scrivendo il quarto su questo personaggio. Ma in realtà Biagio è nella mia testa, da molto più tempo, credo dal 2009 o forse prima ancora. Quindi sono circa sei anni che ci convivo. Quando passi così tanto tempo in compagnia di un personaggio diventa in qualche modo parte di te, quindi è difficile essere oggettivi nella sua definizione. Posso dirti che è uomo per certi versi all’antica, con valori irremovibili coma la famiglia e l’onore che però cozzano col suo modo di fregiarsi del distintivo, che usa per imporre la sua “legge” o per semplice tornaconto personale. La cosa per me affascinante è il fatto che si fosse creato intorno un microcosmo, un piccolo mondo composto solo dai suoi colleghi e dalle loro famiglie, un mondo che poteva controllare e in cui le perturbazioni esterne venivano subito minimizzate o spazzate via. Ovviamente puoi capire che un personaggio che ragiona e vive gli affetti in questo modo è un uomo che dentro di sé ha un buco nero probabilmente irrisolto che ha a che fare proprio con quell’amore che è incapace di dimostrare in un modo normale. Le ferite psicologiche di Biagio, appena lo incontriamo nel primo volume, sono già innumerevoli. La sua forza e la sua arroganza cercano di nascondere queste sue debolezze. Ma è semplicemente un uomo machiavellico, molto intelligente e perfido, che però è vittima di se stesso e delle proprie scelte. Scelte che inevitabilmente avranno conseguenze nefaste sulle persone che gli stanno intorno, che sono complici o semplici vittime del suo carisma e di quel magnetismo animale che lo rende così affascinante e pericoloso allo stesso tempo. Per capire chi è Biagio si può anche guardare Donna, la sua amica d’infanzia e amante, che rappresenta il suo “doppio”, la sua versione femminile. Il loro è un amore impossibile forse proprio perché si assomigliano così tanto. Dal punto di vista della Legge, e dei suoi superiori, invece, Mazzeo è un poliziotto molto utile. Non ha problemi a giocare sporco per imporre una “pax narcotica” nelle strade. Se Strega combatte col buio, Mazzeo nel buio non solo ci nuota, ma ci fa le Olimpiadi di stile libero. Non ha freni inibitori a livello morale, e non ha paura di niente. Può quindi essere manovrato per interessi che scavalcano la sua persona, e proprio per queste sue qualità è un elemento facilmente sacrificabile. Biagio Mazzeo manovra e viene manovrato con la stessa semplicità. Questa sua caratteristica lo rende molto appetibile non sono per i funzionari del dipartimento e i politici del Ministero, ma anche per altre persone: esponenti di spicco della criminalità organizzata.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio progetto principale è quello di migliorare e dare ai lettori storie sempre più forti, migliori delle precedenti sotto ogni profilo. Questo mi porta a rimettere spesso in discussione anche progetti già avviati alla ricerca dell’idea o di quella intuizione che possa far saltare il lettore sulla sedia. Nell’immediato futuro, questo Ottobre uscirà per le Edizioni E/O il romanzo “Per sempre”, il terzo della serie di Mazzeo, che sarà seguito nel 2016, Maggio, dal quarto romanzo con cui si chiude il ciclo iniziato con “Una brutta storia”. La storia di Biagio Mazzeo non è tanto quella di un poliziotto corrotto, ma più un racconto sulle conseguenze che a volte un incontro ha sulla tua vita. La serie racconta l’effetto domino scaturito dall’incontro/scontro con Sergej Ivankov che avrà ripercussioni su tutti e quattro i libri della serie, cambiando profondamente il protagonista. Al tempo stesso sto lavorando sul secondo “Canto” della serie dei Canti del Male che spero esca presto, magari nel 2016 stesso, non so. Sto comunque battendo anche altre strade che esulano dal noir con progetti diversi: narrativa per ragazzi, sceneggiature, e un thriller che ha per protagonisti degli adolescenti che è quasi pronto. Contemporaneamente, scrivo parecchi racconti brevi che oltre a tenermi in allenamento mi permettono di tenere un rapporto costante con i lettori e un livello di scambio continuo, passo anche questo necessario e funzionale al mio miglioramento come narratore.