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Quell'estate del 1943

Autore: Giulio Busi
Testata: Il Sole 24 Ore - Domenicale
Data: 11 ottobre 2015

L'estate la tira per le lunghe. Da luglio a settembre sono tre mesi. Sono tre anni, tre secoli. Se a luglio arrestano «quel morammazzato», se il fascismo si sbriciola, cosa succederà a settembre? Come minimo finisce la guerra, papà ritorna a lavoro, mamma riprende a splendere di bellezza, e lui, Corrado, non solo rientra a scuola, ma si ritrova uomo fatto e finito, che tutto - in men che non si dica - si riaggiusta per gli ebrei.

Lia Levi ha il dono di scrivere come se si confidasse, un po' apposta e un po' controvoglia. Voi pensate di sapere di che cosa si tratta. II 1943, chi non ne ha sentito parlare? Eppure, se ben congegnata, la letteratura serve proprio a questo, ad aprire la mano, a lasciar andare certezze, a dimenticarsi di come sono andati i fatti, così da aspettarli, viverli, subirli di nuovo. Una frase dopo l'altra, tutto il mondo s'ingarbuglia, la storia non è ancora successa, gli ebrei non sono braccati, l'Italia non l'ha ancora liberata nessuno, il re non è scappato, i tedeschi, a Roma, non hanno ancora messo piede. Vi sembra possibile che osino tanto, nella città che vive e respira sotto gli occhi del papa?

Corrado ha 16 anni, è insofferente, vede i genitori sfioriti e titubanti e li giudica severo. Corre per le strade a scalpellare via frasi e insegne fasciste, si mescola alla folla, beve l'ebbrezza di una libertà sconfinata, insperata. E quando le cose tornano al loro posto, e riprendono in qualche modo a funzionare, è lui che non ingrana più, che aspetta un nuovo inizio, come una seconda creazione, dal quel tohubohu a cui s'è ridotta l'Italia. Al suo vitigno d'adolescente s'avvinghiano altri tralci. Una cugina, Fiammetta, «dagli occhi ambrati e profondi», bella e scostante, e un amico non ebreo, Leandro, fin troppo amico, idolatrante, di sovreccitata sensibilità.

Nelle loro vicende, nella difficoltà a capirsi, in quel pozzo profondo d'emozioni che è la giovinezza acerba, Corrado cerca di raccapezzarsi. Ebreo? Per cosa, per chi, fino a quando? Fatto sta che i nazisti arrivano davvero, pretendono oro, cinquanta chili, come in una vecchia leggenda o in una favola. Ma non è una favola e il peggio, l'intuisci, sta per scatenarsi. «Molte volte è la menzogna a rivelare meglio della verità quello che passa per l'animo». Così Corrado s'inoltra nel labirinto delle bugie, una foresta pietrificata, che porta dritta nella notte. Vero come l'oro? Prova a trovarlo, nella Roma del '43, l'oro della verità. Da ricordare le scene convulse della raccolta del riscatto, con la lunga fila di povera gente che porta alla Comunità ebraica una catenina, una medaglietta, qualche ninnolo sparuto. E ci s'infila una gran dama, con il suo gran gioiello, vale solo ad acuire il contrasto. I tedeschi? Sono duri ma non ingannano. Se pretendono un riscatto, e se gli ebrei lo pagano, manterranno la parola e la Comunità sarà salva. «In fondo al crepaccio dei tempi... attende, un cristallo di respiro». Così avrebbe scritto, «dopo», Paul Celan. Corrado, che è incatenato all'estate infinita, quel cristallo non può immaginarselo davvero.