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Al check point della disperazione

Testata: Trentino
Data: 12 ottobre 2015

In guerra, chi sono i buoni? E chi i cattivi? C’è anche questa domanda nel romanzo di Jean-Christophe Rufin che in Francia è stato il maggior successo editoriale del 2015. E l’autore, medico, diplomatico, fondatore di Medici senza Frontiere in questo libro racconta una cosa che ben conosce: il mondo degli aiuti umanitari. Protagonisti della vicenda cinque giovani, quattro uomini e una giovane donna, che, partiti da Lione, guidano i due camion di una ONG francese che trasportano aiuti umanitari in un villaggio bosniaco durante la guerra nella ex Jugoslavia. Sono cinque persone diverse sotto ogni punto di vista formazione, cultura, aspetto ma, soprattutto, per le motivazioni che li hanno spinti in questa pericolosa e difficile impresa. Sullo sfondo di un paese povero, frustato dalla guerra e tormentato da neve e gelo, i due camion arrancano con fatica in un continuo dipanarsi tra amori illusi e disillusi, frustrazioni, ideali talvolta calpestati, opportunismi, tradimenti, paura e coraggio. Quello che dovrebbe essere un viaggio all’insegna della cooperazione, dell’aiuto, della generosità totale può diventare un viaggio verso l’inferno, dove ognuno non capisce più da che parte sta e, soprattutto, da che parte stanno gli altri. E l’alternarsi delle emozioni che questo viaggio porta con sè crea una vera e propria suspence capace di attanagliare il lettore come un thriller. E, ancora una volta, ci si chiede chi siano quelli da combattere e se l’impotenza dell’azione umanitaria di ONU e ONG richieda a questo punto il passaggio a uno schieramento militare. La grandezza del romanzo di Rufin? Entrare in questo dibattito non con argomentazioni politiche, ma con storie vere di uomini e donne diversissimi tra loro. Impegnati troppo spesso in scontri tutt’altro che ideologici, ma umani, decisamente umani.