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La Chiesa condanna i gay, Gesù no

Autore: Paolo Isotta
Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 23 ottobre 2015

Eduardo Savarese è un magistrato napoletano di 36 anni che lavora nella trincea di un tribunale fallimentare, ossia quello ove si tratta del fallimento civilistico, in una zona difficile come Nola. Due anni dopo la laurea aveva già vinto il concorso nella magistratura; e possiede quell’unione oggi rarissima d’intelligenza, sensibilità e dottrina che fa il giurista, prima, il magistrato, poi, di alta classe. Negli ambienti giuridici di lui ho sentito dire solo bene. Ma per me è assai di più. Sebbene lo conosca da meno di tre anni è diventato un amico del cuore. Ha forti tendenze artistiche; è un narratore di talento; e la sua capacità di amare e capire la musica è così profonda da sorprendermi e commuovermi. Sono stato fino a pochi giorni fa un critico musicale ma resto un musicista che alla sua età della musica è più innamorato che a vent’anni; ascoltare musica con Eduardo è diventato uno dei miei più grandi piaceri. Or dico di un libriccino di Savarese uscito da 30 giorni appena, quello che in gergo si chiama un pamphlet: e la casa editrice che lo pubblica, la e/o, con esso si rifà la faccia intorbidata dal suo stampare, col successo che sappiamo, la melensa e popolarissima Elena Ferrante. Il libellum coinvolge la mente e il cuore giacché col cuore e colla mente è stato scritto: s’intitola Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma e da venti giorni almeno è al centro di vivo interesse e dibattito. Tale dibattito va dagli estremi d’una trasmissione televisiva per dementi, Forum, nella quale Savarese ha salvato la dignità di uomo, di uomo colto e di giurista; a un’intervista di mezz’ora a Radio Radicale, nella quale l’eloquio suadente e pacato del nostro Giudice (è il nomignolo che gli ho messo) veleggiava sopra i marosi delle interrogazioni di un doctor subtilis quale Giuseppe Di Leo: Dante avrebbe chiamato, domande e risposte, “invidiosi veri” (Paradiso, X). La parte della Lettera scritta da giurista è più facile da comprendere e trattare. In tema di diritti non si vede come non si debba concedere alle persone del medesimo sesso quello al connubio, al matrimonio: sempre che lo vogliano. Non si può credere –non si può più credere –che la famiglia sia, tipicamente, costituita solo dall’unione di due esseri umani di sesso opposto. I miei due lettori e mezzo (Manzoni sosteneva i suoi esser venticinque di numero) si sorprenderanno di vedere tale affermazione avanzata proprio da me, che per anni ho sostenuto, anche polemicamente e sarcasticamente, il contrario. Da omosessuale non desidererei avere una famiglia con un altro uomo; tale desiderio a volte mi pare provenire da un bisogno piccolo borghese di legittimazione sociale; ma Savarese mi ha convinto quanto a un diritto valido pro omnibus che è insindacabile e peraltro ha tante motivazioni quanti esseri umani lo accampano. Nel presentare il libellum a Napoli con Sebastiano Maffettone (che ha esordito dicendo di non esser né cattolico né omosessuale ma di essere d’accordo colla tesi dell’Autore) ho detto esser egli così persuasivo che convincerebbe l’arcangelo Michele di esser stato vinto da Lucifero e incatenato nel fondo dell’abisso. La parte della Lettera scritta da cattolico è avvincente sia per passione che per profondità culturale: e contiene la dimostrazione, non nuova ma ben riesposta, non potersi considerar contro natura una tendenza –innata –che tocca, fra uomini e donne, un quarto dell’umanità. E naturalia non sunt turpia. La condanna dell’omosessualità da parte della Chiesa –ma non da parte di Cristo –nasce dal prevalere dottrinale dello zelo intollerante di un giudeo neofita quale San Paolo. Savarese è un cattolico che della Chiesa non vuol fare a meno: io sono un cattolico che forse per tante ragioni potrebbe giungere a farne a meno. Certo si è che la Chiesa, la quale nel suo seno ha fatto prosperare personaggi ridicoli e, o, ripugnanti come quel monsignor Charamsa, che della sua violazione al voto di castità sacerdotale fa mercato, e tanti altri, sarebbe suicida a fare invece a sua volta a meno di cattolici come Eduardo Savarese.