Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La ragazza di marmo

Autore: Tiziana Lo Porto
Testata: D / La Repubblica delle Donne
Data: 14 febbraio 2009

L’inizio è una statua dello scultore Stefano Maderno che raffigura una giovinetta sdraiata su un fianco, la testa girata, il viso contro il pavimento. La statua è del 1599, la ragazza è Cecilia, nobile romana vissuta nel II secolo sotto Marco Aurelio, convertitasi al cristianesimo, incarcerata e decapitata, poi divenuta santa per la Chiesa cattolica. È imbattendosi per caso nella statua di Cecilia, nella chiesa di santa Cecilia in Trastevere a Roma, che la scrittrice e sceneggiatrice Linda Ferri ha deciso di farne un romanzo, restituendo alla fanciulla una vita immaginaria e al tempo stesso possibile. Cecilia è l’appassionante e accurata storia narrata in prima persona di una quindicenne che cerca la propria identità spirituale, consapevole che ogni mortale ha bisogno dei suoi dèi. «Per scriverlo ho letto tutto», racconta l’autrice, «molta poesia, molti filosofi, testi di Marco Aurelio, testi cristiani, storici, apologie, la Bibbia, i Vangeli, libri di storia, monografie. Poi però ho fatto una mia ricostruzione della vita di Cecilia, colpita soprattutto dalla potenza della sua conversione, di questo suo bisogno di senso che si traduce in bisogno di religione».

Potenza trasmessa dalla statua di Maderno…
«Sì, per realizzarla riesumarono il corpo di Cecilia, un corpo piccolo rivestito dalla tunica orlata d’oro, con la testa separata avvolta in un panno. E lasciarono Stefano Maderno, allora ventunenne, lì da solo con il corpo di Cecilia. Mi chiedo quanto potente deve essere stata la forza della sua ispirazione per trarre da un mucchio di vestiti una statua così meravigliosa».

Come la immagina Cecilia?
«Molto carina, più simile alla statua che alla ragazza che c’è sulla copertina del libro. Piccolina veloce, sveglia. Vedo il suo bel collo lungo. È appena uscita dall’infanzia. Anche se allora a 15 eri già donna».

Immagina anche un film della vita di Cecilia?
«Non lo so. Il libro è talmente interno, è talmente un romanzo dell’anima che personalmente non riesco a immaginarne un film. Forse qualcun altro riuscirà a immaginarlo.»