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Con uno sguardo diverso di Christa Wolf

Testata: Ansa.it
Data: 16 gennaio 2009

«Tanto peggio per la realtà. A ritmi vertiginosi, penso, la buona vecchia realtà scivola nell'assurdo, i confini di ciò che è narrabile paiono sempre più ridursi. Di questo bisognerebbe scrivere, penso. Ma a che pro?», annota Christa Wolf alcuni giorni dopo l'11 settembre 2001, riflettendo sulle informazioni che vengono date dai media sullo stringersi della coalizione antiterrorismo intorno all'Afghanistan. Nelle pagine di questi racconti, che in gran parte riflettono sul destino dell'uomo dopo appunto l'attentato alle Torri Gemelle, ora pubblicati in italiano col titolo emblematico di Con uno sguardo diverso, la scrittrice tedesca, autrice nel '63 de Il cielo diviso, scritto poco dopo la realizzazione del muro di Berlino, e nota in particolare per le sue riscritture e riflessioni su Cassandra e Medea, torna alla dimensione diaristica. Temi alti e minimalismo quotidiano si fondono e confrontano, mentre il filo rosso resta quello della sua malattia e del suo lavoro. E a chiudere il volume sono alcuni versi di Ingebor Bachmann: «Il tempo dilazionato e revocabile / già appare all'orizzonte./ S'avanzano giorni più duri....».

Dopo i primi due racconti, giocati su uno sperimentalismo linguistico e tipografico non proprio nuovo, e altri che paiono limitarsi al rapporto di coppia (e si legga il curioso Lui e io dichiaratamente ''alla maniera di Natalia Ginzburg''), anche se sempre inserito nel mondo e nel tempo presente, i testi più interessanti paiono quelli nati da un viaggio dell'autrice a Los Angeles. In Incontri Third Street, eccola allora in Usa, in visita a un dottore per i suoi dolori e a ricordare, per le conferenze in cui e' impegnata, il suo incontro con Medea, accusata falsamente di infanticidio da Euripide in poi, «mentre io, almeno di questo dovrebbe darmene atto, ho sempre saputo che non ha ucciso i suoi figli e, con estrema soddisfazione, in versioni precedenti ho scoperto che la mia impressione era esatta, che furono i corinzi a uccidere i bambini, non lei, perché non tolleravano più quella strega, quella maga». Così la visita a un negozio gestito da polacchi la porta a ricordare le sue visite a Mosca, Ilja Ehremburg, il pericolo antisemita e gli attacchi agli amici ebrei di Majakovskij, mentre cita il diario americano di Thomas Mann e si interroga sulla Germania e i disordini provocati da alcuni teppisti: «da quali profondità dell'animo tedesco sgorghino simili esplosioni di odio e violenza con cui in Germania si risponde a ogni genere di ferita ai danni di un'autocoscienza debole fino all'inverosimile». Ovviamente se la prende con il consumismo, con un mondo sommerso, soffocato dalle merci, in cui anche scrivere diventa difficile, ma può essere l'unica resistenza, se si riesce a scavare dentro di sé: «Scrivere significa farsi strada verso la linea di confine che il segreto più intimo traccia intorno a sé e oltrepassarla equivarrebbe all'autodistruzione, ma significa anche cercar di limitare la linea di confine esclusivamente al segreto davvero più intimo e liberare a poco a poco gli altri segreti, in parte attinenti, che circondano questo nucleo''. (ANSA).