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La banda degli amanti – Massimo Carlotto

Autore: Ilaria D'Angelo
Testata: Piego di libri
Data: 17 novembre 2015
URL: http://www.piegodilibri.it/recensioni/la-banda-degli-amanti-massimo-carlotto/

«Marco Buratti detto l’Alligatore aveva fama si essere un crociato, uno di quelli fissati con la verità. Quando addentava un caso non lo mollava finché non lo aveva risolto. C’erano però tre problemi. Il primo era che Buratti agiva al di fuori della legge non essendo autorizzato a svolgere indagini; il secondo, che era noto per cacciare se stesso e tutti coloro che gli stavano vicino nei casini, e infine che si accompagnava con due personaggi scomodi. Max la Memoria aveva un passato di militanza nell’estrema sinistra che lo aveva costretto alla fuga e poi a trascorrere un certo periodo in galera. E l’altro, Beniamino Rossini, aveva una fedina penale lunga un chilometro e la fama di esibire al polso un numero di braccialetti corrispondente ai tizi che aveva steso a pistolettate». Nel nuovo romanzo di Massimo Carlotto La banda degli amanti a incrociarsi per la prima volta sono i due più famosi protagonisti dei suoi libri: l’Alligatore, ex-carcerato appassionato di blues che sfrutta i suoi contatti con l’ambiente della mala per risolvere casi (ovviamente dietro lauto compenso), e Giorgio Pellegrini, lo spietato e sadico criminale di Arrivederci amore, ciao e Alla fine di un giorno noioso.

Uno scontro epocale, si direbbe. Eppure, tra i tanti punti di forza di questa nuova avventura dell’Alligatore, circondato dal suo fedele gruppo di fuoco composto da Max la Memoria e il grande Beniamino Rossini, vi è soprattutto l’abbandono di ogni pretesa di fare di questa convergenza di strade e destini una scusa per allineare su due opposti versanti buoni e cattivi.

Anzi, stranamente, e forse paradossalmente, a saltare agli occhi sono proprio le somiglianze tra i protagonisti: tutti dei sopravvissuti, sempre pronti a sparire, a dissolversi nel nulla lasciandosi ogni cosa alle spalle.

Tuttavia, una differenza non di poco conto c’è: il bagaglio di sofferenze che Marco, Max e Beniamino si portano dietro, oltre a renderli umani, come umani sono i sentimenti che provano, sembra saldare ancora più profondamente la loro amicizia.

L’Alligatore, così come “il ciccione” Max la Memoria e il vecchio contrabbandiere “etico” Rossini sanno di poter sempre contare l’uno sull’altro – ed è proprio questo che, generalmente, salva loro la pelle.

Al contrario, Giorgio Pellegrini, proprietario della Nena, affermato ristorante di Padova, è una mente criminale che fa affidamento solo su stessa e che, per funzionare a pieno ritmo, ha bisogno di una spinta d’adrenalina la cui sorgente è il controllo manipolatorio e sadico che Pellegrini esercita sugli altri – e in particolare sui “deboli”. Sue vittime privilegiate sono, ancora una volta, Martina, la moglie, e Gemma la “dama di compagnia”. Ma in realtà tutti coloro che lo circondano non sono altro che pedine da spostare a piacimento, a seconda degli eventi, quasi come per una regola aurea.

Alla base di questa nuova avventura, che (ri)porta l’Alligatore a Padova dopo una lunga assenza, è la scomparsa di Guido Di Lello, scialbo professore universitario che intrattiene una relazione segreta con una ricca signora dell’alta borghesia svizzera. A cercarlo è proprio lei, in preda a terribili sensi di colpa per non aver pagato il riscatto che una pericolosa banda di criminali – la banda degli amanti – ha tentato di estorcerle senza alcun successo in cambio della vita del “suo” Guido.

Ancora una volta, Carlotto ci mostra, con uno sguardo tanto asciutto e privo di fronzoli quanto acuto e penetrante, non solo fino a che punto può arrivare la miseria umana, ma, soprattutto, quanto poco spazio ci sia per l’amore, quello vero, nella vita di vittime, carnefici e sopravvissuti.

Chi lo aveva, come Beniamino Rossini, lo ha perduto. E chi lo ha conosciuto, anche se per brevi fugaci pause, come l’Alligatore, non può che rimpiangerlo per tutta la vita.