Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Cecilia di Linda Ferri

Autore: Paolo Petroni
Testata: Ansa.it
Data: 10 marzo 2009

E' quasi una moda, negli ultimi anni, che per di più, curiosamente, arriva dall'America, quella di romanzi ambientati nell'antica Roma. Ma questo di Linda Ferri è diverso, non si incentra su una grande avvenimento storico e personaggi che abbiamo studiato a scuola, ma su una qualsiasi ragazza e poi donna di nobile famiglia, attraverso cui raccontarci, in prima persona, in forma di diario, una giovinezza, un'educazione sentimentale, rapporti famigliari e vita quotidiana al tempo di Marc'Aurelio. Un romanzo documentatissimo, ovviamente, come dimostra la pur essenziale bibliografia finale, sostanzialmente letteraria, e che dovrebbero leggere i giovani nelle scuole proprio come introduzione non didattica al mondo romano, con precisi accenni alla Atene in decadenza dell'epoca, ai culti orientali che prendevano piede, da quello di Iside con tanto di suo tempio, sino al Cristianesimo, perseguitato ferocemente, con spietate condanne a morte tra le belve del circo, e celebrato e vissuto nelle case private. L'autrice, che ha al suo attivo racconti e un altro romanzo e ha scritto tra l'altro le sceneggiature di La stanza del figliodi Moretti come di Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart, confessa infatti che Cecilia nasce dal fascino della stupenda statua del Maderno nella chiesa romana della Santa Martire, divenuta protettrice dei musicisti, per un errore di traduzione dal latino di un passo della sua leggenda.

E questa sua Cecilia ama la musica, che la consola e la rapisce totalmente quando suona la sua cetra, e si farà cristiana, finendo catturata dai pretoriani per una spiata del cognato. Ma non vogliamo dire di più, che qui non si parla di santità ma solo di carità e il finale è a sorpresa. Una giovane assai indipendente per i suoi tempi, grazie a un padre che ''nonostante il suo sesso'' le dà un'istruzione superiore e una certa libertà; una giovane colta che legge i classici ma anche 'L'arte di amare' di Ovidio, piena di passione che la porta a mettere tutta se stessa nelle scelte che fa, dal senso di colpa (per la morte d'un piccolo servo) alla religione, dall'amicizia all'amore, che la porterà a sposare Valeriano, uomo ambizioso e poco disponibile, anche se meno duro di quel che appare a un certo punto, con cui l'incontro potrà avvenire solo sul puro sesso. Un racconto in cui i sogni, come ci insegna la storia e la letteratura dell'epoca, hanno un grande spazio e aleggia un confronto forte con la morte, a cominciare dal 'rapporto' con la sorellina prematuramente scomparsa. Ma poi la vita prende il sopravvento, come in queste pagine la figura di questa donna, in bilico tra ieri e oggi, tra introspezione psicologica e ricostruzione documentata.